venerdì 25 settembre 2009

BAFFETTO: L'INNOCENZA DI UN PARGOLO

Massimo D'Alema, in pratica un puttino della politica, un'anima innocente, una vittima di non si sa chi, nonché l'unico vero amico di Silvio Berlusconi, come abbiamo potuto vedere a Le Iene, ha montato su una serie di battute che neanche il più bravo dei comici di Zelig avrebbe potuto fare di meglio. In sintesi si è definito socialista da sempre e si è detto dispiaciuto di non essersi alleato con Craxi, con il quale oggi si unirebbe senza remore, ma la colpa non era sua, era troppo piccolo. Eh si, il buon 'baffetto' è stato sempre un socialista, non possiamo negarlo. Chi non lo ricorda al nostro fianco a manifestare per l'istallazione degli euromissili contro i sovietici mentre quegli eretici dei comunisti manifestavano contro il governo Craxi e, alle loro feste dell'Unità, vendevano l'ottima trippa alla Bettino? Chi non lo ricorda impegnato insieme a noi per la causa palestinese, per Sigonella e per la questione Cilena? Chi non ricorda un laico Massimetto al nostro fianco a Palazzo Madama per la firma del Nuovo Concordato e la definizione della laicità dello Stato, quando al contrario quei cattivoni dei comunisti, giusto qualche anno prima, diedero il loro placet per il mantenimento dei Patti Lateranensi? Chi non ricorda un D'Alemino, sempre fanciullo sia chiaro, al nostro fianco per l'approvazione del Decreto di San Valentino mentre i comunisti brutti e cattivi, con la complicità di De Benedetti e Romiti, ci remavano palesemente contro? E come dimenticare l'euforia, sempre al nostro fianco, di questo piccolo incompreso socialista alla caduta del muro di Berlino? Certo, lui era troppo piccolo e, molto probabilmente, siamo noi che non lo riusciamo a ricordare perché era così piccolo, ma così piccolo, che non lo vedevamo. Comunque, sarà stato anche piccolo piccolo, ma era comunque un bambino prodigio, anche questo non possiamo dimenticarlo care mie e cari miei. Non a caso non fu lui, insieme ad un giovane chierichetto chiamato Veltroni, ad andare a supplicare Bettino Craxi di non andare alle elezioni per non eliminare quelle anime innocenti dei comunisti dalla scena politica all'indomani della caduta del muro. Così come fu lui, sempre insieme al piccolo chierichetto, a pregare Craxi di lasciarli entrare nell'internazionale socialista promettendo la fusione tra l'ex PCI ed il PSI per la costruzione di una grande unità socialista. Una cosa però ce la ricordiamo tutti, non fu certo lui che sui quotidiani, nel bel mezzo di Tangentopoli scrisse, riporto testualmente alcuni stralci tratti da La Repubblica di quegli anni: "Il problema di Craxi è chiamarsi Craxi", "I socialisti sono stati il cancro del nostro paese", "I socialisti finalmente staranno insieme ai propri simili in galera" etc... Lui, un uomo così nobile, così coerente, così religioso, quando fu Presidente del Consiglio (per sbaglio) ancora oggi soffre perché non permise a Craxi il ricovero in Italia a pochi giorni dalla sua morte, ma non lo permise sempre per lo stesso motivo, poverino era troppo piccolo, non lo biasimate per favore. Vedete, care compagne e compagni, nella politica gli errori si fanno, nessuno può dirsi immacolato, così come è palese che la menzogna ha sempre fatto parte dell'arte della politica, ma qui andiamo ben oltre qualche errore o qualche falsa dichiarazione, qui siamo di fronte ad un personaggio che con queste parole, in linea con la tradizione comunista, sta letteralmente tentando di trasformare la realtà e sta offendendo noi e chi, ormai nell'aldilà, non può rispondere. In conclusione, un brocardo massone dice che 'il popolo non ha memoria'. Bene, il popolo potrà anche non avere memoria, ma il singolo si. E poi c'é chi ha il coraggio di dire che sbagliamo ad avere un'ambizione autonomista... Certo, allearsi con questo signore sarebbe più edificante, no?
Grazie
Aldo Luigi Mancusi

Vi riporto la versione integrale del discorso che ho letto alla manifestazione dei Socialisti Incazzati

Care compagne e cari compagni,
permettetemi di iniziare questo breve intervento facendo a me ed a voi un augurio: spero che, se Dio vuole, questa sia l'ultima volta che ci incontriamo ad una manifestazione come socialisti incazzati, così come spero che il futuro ci riservi una serie infinita di eventi come socialisti forti, uniti e presenti nella società. Dico questo perché sono convinto che siamo qui oggi con l'intento di guardare al futuro in modo costruttivo e propositivo, nonché con la voglia e la volontà di affrontare la sfida della rinascita di una grande Partito Socialista Italiano. Ma, prima di ogni cosa, di ogni buon proposito e di ogni bella parola, poniamoci insieme la domanda: socialisti incazzati con chi? Incazzati con le degenerazioni della prima Repubblica? Incazzati con i moti giacobini organizzati ad arte dai poteri forti che ci hanno colpiti 17 anni fa? Incazzati con Di Pietro? Incazzati con i comunisti? Incazzati con l'incapacità delle varie micro dirigenze che, da un lato e dall'altro della staccionata, si sono susseguite nel corso degli anni? Bene, care compagne e compagni, se vogliamo essere onesti e cerchiamo un colpevole con cui essere incazzati, come spesso accade in questi casi, non c'é che da guardarsi allo specchio. Noi, il popolo socialista, siamo stati i primi a decretare la nostra fine. Senza stare qui a straparlare di eventuali golpe, finte rivoluzioni eccetera, dobbiamo essere così onesti da ammettere che alla fine di quella pagina oscura, tipicamente italiana, chiamata Tangentopoli, senza più un leader alla nostra guida, restammo tutti a briglia sciolte ed ognuno di noi singolarmente si sentì, come la maggioranza si sente ancora oggi, portatore della verità socialista. Così ebbe inizio la nota diaspora; molti si accasarono nel centrodestra contribuendo alla nascita di Forza Italia ed alla crescita dell'allora MSI poi Alleanza Nazionale. Pochi decisero di accasarsi con l'allora PDS ed ancora meno decisero di abbracciare le cause di Sdi e Nuovo Psi. Cito, per dovere di cronaca, anche i singoli megalomani che nel corso degli anni hanno tentato di dare vita a partitini socialisti ad personam che come sono nati sono fortunatamente morti. Mentre tutti difendevano il proprio misero fazzoletto di terra e mentre ci accusavamo a vicenda di aver tradito le nostre radici, nessuno, dalla base alle varie dirigenze, si è mai messo di fronte ad uno specchio e si è detto: ma cosa stiamo facendo? Vergognosi interessi personali, mancanza di coraggio ed un'inspiegabile cecità di massa ci hanno lentamente cancellati dal panorama istituzionale e, cosa ancora peggiore, dalla gente. Questa è ed è stata la nostra più grande tragedia. Allora, care compagne e cari compagni, io sono qui oggi per lanciarvi una sfida, ripartiamo da qui, da questa domenica 20 settembre, con la ricomposizione del popolo socialista, guardandoci prima di tutto come fratelli e non più come avversari. Il Partito Socialista Italiano nel suo secolo di storia ha sempre visto e vissuto al suo interno la presenza di più anime, una più vicina alle ragioni marxiste, ed una più vicina al pensiero liberale, ovvero la corrente culturale del socialismo moderno e riformista. A questo punto però nasce un dubbio; quanto queste due anime possono convivere all'interno di un unico grande partito che si candidi a rappresentare il socialismo? Ebbene sono convinto che anche il solo chiedersi se queste due anime possono convivere è un grave errore. Io penso che queste due anime non solo possono ma devono convivere sotto un unico simbolo perché sono l’una complementare dell’altra. Un Partito Socialista Italiano che vuole essere rappresentante del socialismo in tutte le sue forme, lo deve essere senza esclusioni perché, a ben vedere, sono proprio le diverse prospettive che creano un dialogo, un dialogo che porta inevitabilmente ad un equilibro che conseguentemente rende cosa certa la coesione socialista e la forza di una posizione data dall'unità unita. Pensare alla ricostituzione di un grande soggetto socialista unitario non deve e non può trovare le sue fondamenta in una posizione di parte, personalistica o ciclopica. La prima cosa da fare perciò, come ho appena accennato, è mettere da parte gli egoismi e sapere accettare anche una posizione minoritaria, eliminando i deprecabili interessi personali e tirando fuori quello spirito socialista che pone al primo posto l'unità del partito e non gli inutili scissionismi, lo fecero Nenni e Craxi a suo tempo dandoci una lezione che molti hanno dimenticato, preferirono stare in minoranza in nome dell’unità piuttosto che abbandonare la casa socialista. Dobbiamo poi chiarirci sulla posizione da assumere nei confronti della altre forze politiche, un punto questo che va sottolineato in modo netto, incisivo e preciso. Ebbene io dico che l'unica via da perseguire è quella dell'autonomia, senza se e senza ma di alcun tipo. Abbiamo il dovere di dialogare con chiunque, nessuno escluso, ma senza per questo svenderci a chi che sia cedendo il nostro patrimonio per un paio di seggi che ingrasserebbero i soliti incapaci. Noi dobbiamo ambire alla rinascita di un Partito Socialista Italiano che si candidi ad essere una forza di governo e non sia più subalterno a nessuno. Ciò, sia ben chiaro, non vuol dire rinnegare sé stessi, al contrario dobbiamo compiere tutti gli sforzi possibili per costruire un partito che diventi il faro del centrosinistra e non una minuscola microentità servile e senza ossatura che va chiedendo la questua ai vari Prodi, Berlusconi, Veltroni ed oggi Vendola. I vecchi leoni socialisti, nostra croce e delizia, che hanno molti meriti e troppe colpe, hanno sicuramente il diritto ed il dovere di essere parte di questo progetto, ma in particolar modo i vari Martelli, Zavettieri, Caldoro, Craxi, Boselli, De Michelis, Nencini, Locatelli, cavalieri serventi e via dicendo, devono avere l'umiltà di non pretendere le luci della ribalta a tutti i costi e di dare una possibilità al Partito Socialista Italiano mettendo a disposizione le loro sole esperienze e sostenendo una nuova e giovane classe dirigente. Mi rivolgo poi ai socialisti singolarmente considerati, voi siete il vero motore di tutto. Se per primi voi non eliminerete i vostri dissapori e contrasti con altre compagne e compagni che hanno scelto vie diverse e non sarete sempre voi per primi a dialogare con e tra voi tutti, da chi è oggi in Sinistra e Libertà a chi è nella Pdl, quella che si pone come la realizzazione di una fantastica follia la tramuterete voi per primi nell'ennesima delusione. Solo alla fine di questi primi passi, una volta costituita l'ossatura di questo ambizioso progetto, ci dovremo sedere a tavolino e mettere in piedi un grande programma politico che dovrà rappresentare in modo chiaro e senza equivoci il nostro pensiero, pensiero che trova le sue radici nella congiunzione inscindibile dei valori liberali, socialisti e cristiani, evitando di fare la fine di chi fino a ieri, travestendosi da socialista, si è riempito la bocca di frasi fatte, slogan da discount e colori sfarzeschi che godevano dei riflessi delle luci altrui. Nostro compito sarà mettere fine a questa idea illusoria, partorita dall'incapacità di questa seconda finta Repubblica, che le sorti del paese siano nelle sole mani della grande industria, della finanza e delle banche. Da quasi un ventennio, a discapito della nostra vera ricchezza, i governi che si sono succeduti negli anni ci hanno messi al servizio di questi signori, hanno reso l'Italia un paese sotto scacco ed anno arricchito pochi con i soldi di molti: tutto questo deve finire. La nostra vera ricchezza, quella su cui più di ogni altra dobbiamo investire, sono le aziende private e pubbliche, le piccole e medie imprese, gli artigiani, l'agricoltura, il turismo, la ricerca, la cultura, i commercianti, i professionisti, gli operai, l'esperienza degli anziani e le capacità dei giovani. Questo, sia ben chiaro, non vuol dire ignorare o combattere grande industria, finanza e banche, bensì vuole dire riportare un equilibrio, che è cosa diversa, perché è innegabile che le sorti del nostro paese siano anche nelle mani di questi soggetti. Allo stesso modo dobbiamo anche toglierci dalla testa tutte queste filastrocche demagogiche che sentiamo ultimamente in ogni comizio e tribuna politica che dir si voglia; dopo la stagione dei Rom, per moltissimi l’autentico pericolo della sicurezza sociale, altro che mafia, ‘ndrangheta e camorra di cui, tra parentesi, non parla più nessuno, le nuove reclame del momento sono due; la difesa dei redditi più bassi e l’economia verde. Mi chiedo se questi ‘signori’ della politica sappiano di cosa parlano.. Sarei in particolar modo curioso di sapere da Bersani, Vendola e Di Pietro se sanno esattamente di cosa parlano quando si dilettano in certe affermazioni. Senza qui tirare in ballo le azioni dell’attuale maggioranza che sono sotto gli occhi di tutti e che saranno i fatti a giudicare, è ovvio che mi rivolgo con un occhio più attento a chi oggi pensa di rappresentare, ma non rappresenta, il centrosinistra italiano. Vi chiedo se Bersani ed il PD hanno realmente un progetto politico? Un partito che, oltre a non trovare una collocazione in Europa, non riesce a dialogare con sé stesso neanche per l’abc e che si vergogna a parlare di socialismo, ma al contrario preferisce voltarsi ad osannare i fallimenti di Berlinguer, difficilmente penso sia in grado di redigere un progetto credibile per il paese.. Vendola, ad esclusione del dire che si deve salvaguardare l’ambiente e che vanno colpiti i redditi più alti, ha un progetto? Neanche in questo caso mi sembra si possa parlare di ciò. Dire, perché lo si deve dire, di colpire i redditi più alti senza però spiegare il come ed il perché, così come dire di salvaguardare l’ambiente senza proporre un piano concreto in tal senso, mi sembrano solo delle belle parole buttate al vento. Su Di Pietro c’è poco da commentare. Se togliamo all’ex magistrato non gli atteggiamenti giacobini, ma la figura di Berlusconi, mi sembra che di sostanza nel contenitore dell’I.D.V. non ne rimanga, sempre se possiamo parlare di sostanza rivolgendo i nostri guardi al partito dell’ex commissario. Ed allora, come ho poco prima accennato, ecco che sorge, in modo chiaro e forte, il bisogno di un ritorno a pié pari del Partito Socialista Italiano come centro di gravità di questo centrosinistra alla deriva. Per questo vi ribadisco, in modo ancora più forte, che se non si inizia a costruire un progetto politico che parta da quelle che sono le nostre vere ricchezze, non dai rapporti esclusivi ed a senso unico tra le istituzioni ed alcuni poteri forti, rapporti che l’intero arco parlamentare ha sempre e silenziosamente protetto, parlare di difesa dei redditi più bassi e di economia verde sono semplicemente un continuo offendere e sfruttare le speranze di chi ha bisogno ed un beffarsi dei sempre più precari equilibri del nostro ecosistema. Prima di avviarmi alle dovute conclusioni permettetemi di accennare un secondo al discorso della laicità. Il tema in questione, che per quanto a me caro, devo ammettere che non lo vedo, in questo momento storico, come uno dei problemi fondamentali della nostra bella Italia, per quanto è innegabile abbia una sua rilevanza. Anche in questo caso dobbiamo rivolgerci ai fatti con il linguaggio della verità evitando di partire da posizioni precostituite. Se è vero che da un lato il Vaticano è realmente e costantemente impegnato nel sociale e, il più delle volte, aiuta concretamente chi ha bisogno più dello stesso Stato Italiano (a tal proposito non vi consiglio neanche di farvi un giro alla mensa della Caritas, ma vi invito a farvi un giro delle singole parrocchie e chiedere ai parroci del caso quanta gente ogni giorno trova solo in queste sedi soldi, cibo e quanto altro), è anche vero che le ingerenze dell’alto clero nella sfera decisionale dello Stato Italiano, da sempre e non da oggi, sono il più delle volte eccessive. Personalmente però guardo il problema puntando il mio interesse alla sostanza, non alla conseguenza. La sostanza è che se il Vaticano ha uno spazio di azione così ampio nei nostri confronti la colpa fondamentale è della nostra classe politica, incapace di dialogare con questo, ribadendo le rispettive identità, per paura di perdere i famosi consensi dei cattolici, senza rendersi conto che in molti casi sono proprio i cattolici di oggi i primi ad essere critici nei confronti delle alte sfere del clero, vi basti pensare solo a quanti cattolici si identificano oggi nell’area socialista e sono presenti qui oggi. Ad ogni modo, chiudendo questa breve parentesi sul discorso della laicità, vi invito tutti a non esasperare mai i toni evitando che questa giusta rivendicazione porti ad assurde degenerazioni che sviano il concetto stesso di laicità e, nella realtà dei fatti, predicano l’ateismo di Stato, questo sarebbe inammissibile. In conclusione, care compagne e cari compagni, rinnovandovi l’invito ad essere presenti il 10 ottobre qui a Roma al Teatro Eliseo per iniziare concretamente a lavorare sul nostro futuro, mi rivolgo al vostro orgoglio, mi rivolgo alla nostra storia fatta di grandi conquiste e sconfitte amare, mi rivolgo al vostro ottimismo e vi lascio con una riflessione: da solo non potrò mai spostare una montagna, ma in due potremo iniziare a scavare.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi

giovedì 17 settembre 2009

SIAMO ONESTI, RIDIAMOCI SU

Il socialista, questo strano figuro di cui tutti parlano e nessuno sa, è unico nel suo genere. Di solito un partito politico ha un'ideale comune a tutti i suoi membri e segue una linea ben precisa, poi ovviamente possono mascere discussioni su alcune sfumature, ma nel partito sono tutti coerenti ed i litigi e le scissioni sono cosa rara. C'é un grande rispetto per segretario e dirigenza e le scelte di questa la base le abbraccia a priori. I socialisti, no. I socialisti sono anarchici, trasversali, incoerenti, litigiosi, onesti e bugiardi allo stesso tempo, rompiscatole e, sopra ogni cosa, non esiste un socialista che la pensa come un altro socialista. Vedete, ogni socialista è già in sè stesso un partito, è trino, conserva in sé segretario, dirigenza e base. Addirittura, alcune volte, non va d'accordo neanche con sé stesso e si offende da solo dicendosene di tutti i colori. I socialisti sono gli unici che in oltre un secolo, tra macro e micro rappresentazioni, hanno vissuto più di dieci scissioni e sono gli unici che riescono a sentirsi in buona compagnia sia con i comunisti che con gli ex missini. Se questo non bastasse, sono gli unici che sono in grado di allearsi con Di Pietro dicendo allo stesso tempo che è un santo ed un boia. Come non ricordare poi che i socialisti, questa tribù di immortali giocherelloni, sono i primi ad odiarsi fra loro? Tu sei con SeL? Hai tradito la nostra storia e bla bla bla... Tu sei con la Pdl? Vai via brutto cornuto, traditore, indegno e bla bla bla... E tu? Si, dico a te, tu stai con chi? Con l'UDC??? Maledetto amico dei preti, nemico della laicità e bla bla bla... La domanda è: chi ha ragione? Tutti i socialisti a questa domanda, nelle loro teste, senza troppe modestie sono convinti di avere ognuno di loro ragione ma, nella realtà, la verità la disse solo uno, Sandro Pertini: se metti due socialisti su di un'isola deserta, stanne certo, faranno due partiti.
Aldo Luigi Mancusi

martedì 15 settembre 2009

CERTE RAGIONI VANNO OLTRE LA SEMPLICE LOGICA

Molti mi chiedono cosa devono aspettarsi da questa convention del 10 ottobre, quali sono le prospettive, se ne vale la pena eccetera. Sinceramente vorrei fare con voi alcune riflessioni. Cosa aspettarsi? Semplicemente l'ennesima favolosa impresa per la ricerca disperata della ricostituzione di un grande partito che riunisca in sé tutte le anime socialiste italiane, da chi oggi è più vicino alle ragioni di Sinistra e Libertà a chi oggi sta a denti stretti e con non pochi disagi nella Pdl. Le prospettive sono quelle delle grandi ambizioni; costruire un grande programma politico di ampio respiro e concreto, realmente riformista e privo delle metastasti radical/comuniste/liberticide che ci hanno intaccati in questi anni. Dare vita ad un grande movimento unitario in grado di raggiungere quel 4% che tanto ci fa pensare, ma che alla fine dei conti è un traguardo dovuto. Un partito politico che non riesca a superare questa soglia forse, oggi come oggi, non ha senso. Se ne valga la pena o no, questo sta ad ognuno di noi singolarmente dirlo perché siamo tutti, singolarmente intesi, protagonisti e responsabili. Personalmente ho sempre fatto mio il pensiero che dice 'non criticare chi tenta e non riesce, ma chi non tenta per paura di fallire'. Probabilmente i pessimisti hanno ragione, per onestà intellettuale non posso non mettere in conto che ci sono le possibilità che tutto si risolva in un nuovo fallimento, ma non per questo mollo la presa. Come ho scritto di recente sono un ottimista, e nei pericoli vedo delle occasioni. Comunque mi consola che, se anche il progetto non andrà a buon fine per chissà quali ragioni, dopo di noi ci saranno altri compagni, e poi altri, e poi ancora altri che riproveranno a dare una grande casa ai socialisti. Perché, care compagne a cari compagni, qui non stiamo parlando solo di un simbolo e di un'idea, bensì parliamo di qualcosa di più profondo, viscerale ed incontrollabile, stiamo parlando di una passione che ci brucia dentro e che mai nessuno è riuscito e riuscirà a spegnere. Faccimo in modo che l'appuntamento del 10 ottobre non sia un punto di arrivo, ma l'inizio di una grande avventura che doni ai socialisti la libertà di cui da troppo tempo sono privi.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi

domenica 30 agosto 2009

IL NICHILISMO DEL CORAGGIO

Capita non di rado, in questo periodo di fermenti e rumori vari, di leggere e rileggere le encicliche di poeti, pradicatori e santoni vari sull'essere socialista e sul conseguente coraggio che comporti questo pensiero, neanche fossimo all'inizio degli anni novanta quando dire di essere socialista sembrava un invito a nozze, rivolto al magistrato del caso, per ricevere un avviso di garanzia. Per carità, tutti questi scritti non sono assolutamente da criticare, ci mancherebbe, peccato che il più delle volte difettano in due punti non proprio trascurabili; in primo luogo trattano l'argomento partendo da posizioni non chiare o fin troppo di parte. In secondo luogo vengono il più delle volte stilati da chi, se mai ha contribuito alla causa, ha sempre preferito le rotture alla costruzione e, se anche ha provato a costruire, ha demolito, indi stiamo parlando di persone che, giocando sul famoso motto massone 'il popolo non ha memoria', tentano di ricostruirsi una sorta di verginità. Vedete, care compagne e compagni, non penso che si possa mettere sul tavolo un costruttivo discorso identitario e di ricomposizione della diaspora partendo dagli attacchi personali a segreterie eccetera, un atteggiamento simile non può portare ad altro che ad un'intensificazione dei dissapori che rischiano di tramutarsi in odi. Lo dice una persona che, come tutti sanno, non vede di buon occhio Nencini e la sua dirigenza, però queste analisi sui singoli rappresentanti vanno fatte nell'ottica di critiche diverse, non nel parlare idealmente di un'identità. Stessa cosa dicasi per questo continuo discorrere di identità socialista guardando al PD ed alle esternazioni di Bersani. Anche in questo caso non vedo il nesso con le teorie sul coraggio di essere socialisti. Non lo vedo perché il PD non rappresenta il socialismo e non lo vedo perché Bersani non ha mai compiuto quel revisionismo ideologico che, ancora oggi, me lo fa identificare come un comunista con i vestiti nuovi e le scarpe vecchie. La malizia mi porta inevitabilmente a pensare che chi fa certi riferimenti voglia stordire il popolo socialista introducendo subdolamente nella testa dei più l'idea di una possibile alleanza futura con la 'cosa' democratica, ma spero di sbagliarmi. C'é stato poi chi, dimostrando di non essere un grande statista, ha profetizzato la candidatura a premier del centrosinistra di Casini. È questa un'ipotesi che preferisco considerare più un volontario modo di ridere che una cosa seria, anche perché chi l'ha scritta, se l'avesse scritta seriamente, dimostrerebbe una scarsissima capacità di analisi della realtà. Andando avanti, detto francamente, ancora non riesco a capire questa frase che continua a girare nell'aria come una mosca fastidiosa, questo slogan da mercatino cingalese che recita 'unità a sinistra'. Ma di cosa stiamo parlando signore e signori? Parliamo di un'alleanza con Ferreo, Di Liberto, Vendola e Di Pietro? Allora chiariamoci e stabiliamo fin da subito quali sono le nostre priorità: ricostruire un forte ed autonomo Partito Socialista Italiano o essere i cavalieri serventi dell'ennesimo non - leader impostoci dal PD? Se si tratta di fare i cavalier serventi, permettetemi, con chi la pensa così ci troviamo su posizioni distanti anni luce che difficilmente potranno incontrarsi nel prossimo futuro. Io, e come me so moltissimi di voi, non sono disposto a supportare una causa solo per garantire un posto nelle istituzioni a chi manca di un salario. Se invece parliamo della ricostituzione del Partito Socialista Italiano, cosa alla quale so per certo la maggioranza di noi punta, allora il ragionamento cambia, cambia perché, come ho ripetuto più volte e mai finirò di ripeterlo, va assunta una posizione autonomista che non si appiattisce né a sinistra né a destra ed è aperta al dialogo a 360 gradi, una posizione prima di tutto identitaria che parte da due punti fondamentali; primo, il riconoscimento da parte di tutti dei nostri principi comuni che trovano le loro radici nella congiunzione inscindibile dei valori liberali, socialisti e cristiani. Secondo, la costruzione di un programma politico realmente riformista che vanti obbiettivi di larga condivisione e che tratti i problemi reali del paese e non i problemi secondari, indi il sistema economico in primisi, con un occhio particolare a piccole e medie imprese, artigianato, agricoltura e turismo, riscrivendo le regole di un libero mercato che, grazie all'anarchismo degli ultimi quasi due decenni, si è tramutato in liberticida. Così come va rivisto il problema dell'occupazione con una revisione dell'attuale sistema contrattuale ed il perfezionamento della legge Biagi tenendo presenti il cambiamento del mercato a livello globale e via così toccando tutti quelli che sono i nervi scoperti e doloranti del nostro paese. Questo, a mio avviso, è il coraggio di essere socialisti, ovvero il coraggio di proporre concretamente le idee, non le parole al vento ed i commenti estemporanei che tirano su due consensi e che di fatto non lasciano alcunché. Vi invito ad iscriversi al gruppo Partito Socialista Italiano (PSI) su Facebook.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi

lunedì 24 agosto 2009

CARO STATO DELLA CITTA' DEL VATICANO

Sono anni che sento, da parte di molti socialisti, quella che definisco un'esasperata rivendicazione Pannelliana dell'essere 'laico'. Troppi straparlano di un dictat che imporrebbe quotidianamente lo Stato della Città del Vaticano allo Stato Italiano. Ora, anche in virtù del fatto che amo la lingua italiana, ritengo sia giusto fare un pò di luce sulla faccenda, chiarire qualche termine e porsi qualche domanda. Partiamo con ordine; chi vi dice ripetutamente e con una certa insistenza/petulanza che è un laico e che vuole uno Stato laico, o è un invasato che vive su Marte o, come penso sia più probabile, non conosce la lingua italiana e gioca sulla sua ignoranza e su quella degli altri sfruttando in modo distorto l'uso di alcuni termini. Fino a prova contraria, ad esclusione di chi ha preso i voti, siamo tutti laici. Aprendo qualsivoglia vocabolario leggerete alla parola laico che è tale colui il quale non appartiene al clero. Andiamo avanti,l'Italia di fatto è uno Stato laico, non è uno Stato Confessionale. Sempre con il vocabolario alla mano, lo Stato Confessionale è quello che riconosce, a livello Costituzionale, una confessione religiosa come confessione di Stato, indi non è il nostro caso, ad onor del vero non mi sembra che attualmente lo Stato Italiano neghi la libertà di culto imponendo una religione di Stato. C'é poi un altro punto per il quale ritengo giusto fare le dovute precisazioni; tutti questi difensori della libertà da non si sa cosa, continuano a dire Chiesa invece di Stato della Città del Vaticano. Chiariamoci, come Chiesa si intende la comunità dei fedeli e non le gerarchie cattoliche, perciò anche in questo caso, gentilmente e per amore della verità, usiamo bene i termini. Qual'è allora il problema, se un problema esiste nel nostro paese? Di sicuro il problema non è lo S.C.V., il vero problema è la classe politica nostrana, che è cosa diversa, ovvero come si pongono i rappresentanti del nostro 'Stato laico' nei confronti dei pensieri e delle esternazioni della gerarchia Pontificia. Precisando che non voglio qui difendere i privilegi e le malefatte storiche del S.C.V. (provate e non), né voglio elencare il bene che ha fatto e sta facendo nel mondo come in Italia per evitare di cadere nella solita diatriba sul 'Papa si e Papa no', preferisco analizzare la problematica su di un piano diverso e reale che definisco comunicativo. Partendo con ordine, prima di dar vita a qualsiasi analisi dobbiamo essere consapevoli di due dati di fatto indiscutibili, in primo luogo le nostre radici culturali non sono buddiste, musulmane, induiste o pagane, bensì sono cristiane. In seconda battuta, legittima conseguenza della prima, l'Italia è un paese a maggioranza cattolico. Partendo da questi dati arriviamo al punto: lo SCV viene accusato di entrare in modo invasivo nella politica italiana inibendo le libertà decisionali del Governo. Questa è una sciocchezza che può difendere solo chi si ferma alle apparenze e non ha l'intelligenza, o per meglio dire l'onestà, di approfondire la verità. Ricordandoci che il popolo italiano è a maggioranza cattolico, è ovvio che lo S.C.V. si rivolga in modo aperto alla sua Chiesa ed è nelle piene facoltà del Papa e delle alte gerarhie clericali interloquire con il proprio popolo in tutti quegli argomenti che rientrano negli spazi dei principi cattolici, perciò si esprime su tutto ciò che riguarda la fede e quel che ne consegue, ovvero condotta morale, salvaguardia della vita, amore verso il prossimo, carità etc.... La domanda ora è: è lo S.C.V. che impone qualcosa al popolo italiano nella sua complessità sorpassando il valico dei propri fedeli o sono i nostri rappresentanti politici che non sanno porsi in modo autonomo di fronte alle affermazioni Papali? Ripercorriamo qualche evento del passato e arriviamo insieme alle dovute conclusioni. Partiamo da un fatto recente, dal caso Eluana. È ovvio che lo S.C.V., nel dialogo con la sua Chiesa e nella lotta per la vita, abbia espresso il suo rammarico per la vicenda, sia prima che dopo ma, a quanto abbiamo visto tutti, a parte le dichiarazioni forcaiole di Gasparri e le proposte di Berlusconi, l'alimentazione artificiale è stata ugualmente interrotta e non mi sembra siano scattati anatemi e scomuniche, tantomeno la magistratura si è fatta problemi a riguardo, così come coerentemente con il suo mandato il Presidente della Repubblica, nel rispetto del dialogo con la C.E.I. ed il Santo Padre, non ricordo si sia flagellato per punirsi del non aver firmato il discusso decreto salva Eluana. Facciamo un altro esempio, le coppie omosessuali. Lo S.C.V .è stato sempre e storicamente contrario a queste unioni, stupirebbe una posizione contraria, ma così come non ha mai approvato certi rapporti, non ha mai approvato il divorzio e l'aborto, eppure in Italia si pratica l'aborto ed esiste il divorzio, guardate un pò. In questo caso la colpa di chi è, del Vaticano che impone un presunto dictat o della nostra classe dirigente incapace? In ultima analisi, vi pongo l'unico grande esempio di una politica autonoma e realmente capace di confrontarsi con il Vaticano; non fu tale Bettino Craxi, solo un ventennio prima del tanto esaltato Zapatero ed in condizioni ben più difficili, ad introdurre nel nostro paese il concetto di libera Chiesa in libero Stato attraverso la firma del Nuovo Concordato senza per questo assumere i ridicoli atteggiamenti anticlericali alla Pannella bensì dialogando con lo S.C.V.? Ed allora siamo seri, di cosa stiamo parlando, diciamo le cose come realmente stanno. Il problema non è il Vaticano, il problema è la nostra mediocre classe dirigente (da sinistra a destra) che non ha il coraggio delle proprie azioni, un coraggio che manca non per chissà quali devozioni nei confronti del clero, ma per la paura di perdere i voti dell'elettorato cattolico, una paura stupida. I signori di questa finta seconda Repubblica sono così ciechi che non sanno vedere la realtà dei fatti, ovvero che i cattolici sono molto più liberi di quanto si pensi e votano da Rifondazione a la Lega senza farsi troppi problemi. I cattolici sono i primi a sapere che un conto è la gestione della cosa pubblica ed un conto sono le ragioni della fede. Se così non fosse l'UDC dovrebbe avere, come minimo, il 40 % dei consensi in linea teorica. Il dramma di tutto è che le futili paure laiche non si sono focalizzate come ho appena detto nei confronti di un'incapace classe politica, bensì nei confronti del Vaticano e, cosa peggiore, in molti casi si stanno tramutando in laicismo ed odio, ma si sa che la mamma dei cretini è sempre incinta. Ironia della storia, l'unica grande verità che nessuno può negare è che il primo socialista della storia che espresse il concetto di laicità, come sottolineò in tempi non sospetti Mitterand, fu proprio Nostro Signore Gesù Cristo quando disse: a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio. Amen
Aldo Luigi Mancusi

domenica 23 agosto 2009

LE IPOTESI DI OGGI, LE CERTEZZE DI DOMANI

Gli ultimi scorci di pausa estiva ci invitano ad una riflessione prima che il grande motore della politica ritorni a pieni regimi. Così voglio porvi una domanda, la stessa domanda che mi sono posto in un incontro con alcuni compagni pochissimi giorni fa: come si stanno evolvendo le cose e che panorami ci aspettano? Ebbene, l'orizzonte mi sembra limpido. Partiamo dall'evento autunnale, le primarie del PD. In casa democratica i giochi sono fatti ed è ormai scontata una vittoria di Bersani, indi è palese che si seguiranno i dettati del sempre lesto D'Alema e si ritornerà alle logiche pluriforme dell'Ulivo abbandonando i fallimenti Veltroniani. Il Pd riallaccierà i rapporti con Comunisti e Vendoliani, un dialogo che non è da escludere darà quella piccola spinta che basta per la ricomposizione di Rifondazione con in più l'assorbimento dei Verdi, dei Comunisti Italiani e dei quattro non - socialisti fedeli a Nencini ed in cerca di una questua, benché minima. L'Idv resterà ferma ad abbaiare, probabilmente abbasserà i toni venendo a mancare la sua importanza primaria, ma fondamentalmente inizierà a perdere colpi. L'Udc, dal canto suo, rimarrà un'incognita fino ad ottobre, in seguito dovrà decidere le alleanze per le regionali. Attualmente Casini, come tutti i partiti politici da sinistra a destra, sta aspettando la conferma dell'incoronazione di Bersani, ma non è detto che questo lo riporterà fra le braccia del Cavaliere. È molto più probabile che il Segretario Democristiano proseguirà sulla linea dei due forni, ovvero alleanze diverse in regioni diverse. In fondo l'Udc non ha mai negato i suoi dissapori con i comunisti così come con la Lega. Vera sorpresa del futuro sarà l'Mpa. Lombardo sembra che oggi goda di un sostenitore di un certo calibro, tale Dell'Utri, non a caso l'ingegnere che ha progettato Forza Italia, il che deve farci riflettere. Il Movimento Per le Autonomie si sta muovendo molto bene e non va sottovalutato, il suo bacino di voti è notevole e va dai meridionali che hanno desideri di rivalsa verso la Lega, ai meridionali che non sono contenti del governo, fino a tutti gli sciacalli, o per meglio dire scarti degli altri partiti, che porteranno i loro voti a Lombardo in cerca di un futuro da altri negatogli. Seguendo questo ragionamento non è così lontana l'ipotesi che vuole la terza Repubblica con Lega sud e Lega nord l'un contro l'altra armate e rispettivamente centri nevralgici di un debole centrosinistra ed un debole centrodestra. Per quanto riguarda la Pdl, continuo a sottolinearlo, da qui ai prossimi quattro anni, a parte i soliti gossip, non vedo alcun mutamento. Le scaramuccie della Lega servono a ravvivare la situazione quando diventa stantia, Bossi sa bene che il suo corpo elettorale non ama vedere i suoi rappresentanti troppo comodamente seduti sulle poltrone romane. Nella realtà i rapporti tra Silvio ed Umberto lo sanno tutti che sono ottimi. Come sempre alla fine di queste riflessioni mi viene da chiedermi, e noi? Personalmente amo seguire il detto di Lord Byron, less is more, ovvero, meno è più. Attualmente il nostro compito è ricostruire il Partito, non inserirci nelle competizioni elettorali. Anche se domattina ci trovassimo tra le mani un simbolo ed una segreteria, i tempi sarebbero comunque immaturi e presentarsi tra pochi mesi ad eventuali elezioni ci regalerebbe due danni; in primo luogo un risultato numerico ridicolo, probabilmente sotto lo 0,9 %. In secondo luogo, cosa forse peggiore, ancora una volta la nostra immagine sarebbe quella dei poveri incapaci, i soliti socialisti che non sanno fare altro che fallire da 17 anni a questa parte. Personalmente mi rifiuterei di sostenere uno scempio simile, scempio che andrebbe sicuramente a discapito del progetto della grande ricostituzione del Psi, per questo invito tutti, nel caso ipotetico in cui si proporrà la cosa, ad astenersi dal sostegno di chi vuol fare la fine di Icaro. Continuiamo per la nostra strada, tranquilli e convinti, vedrete che tutto andrà per il giusto verso.
Aldo Luigi Mancusi