lunedì 15 febbraio 2010

PUBBLICO VS PRIVATO?

La contrapposizione antagonista al dialogo è un classico del nostro bel paese, un paese più bravo a demolire che a costruire. Personalmente non sono mai stato uno statalista, ma una trasmissione di ieri sera sul discorso scuola mi ha riportato alla mente vecchie riflessioni che in questa sede vi ripropongo brevemente. Gli italiani, specialmente chi è protagonista della vita economica, hanno un'idea delicatamente distorta del libero mercato. Per noi, nel momento in cui ci sono dei guadagni il mercato è libero, indi per cui lo Stato non deve soffocare gli sviluppi economici con un peso fiscale di qualsiasi natura. Se di contro ci sono delle perdite è solo responsabilità dello Stato fare qualcosa e salvare tutto e tutti senza se, ma o infingimenti, dal piccolo operaio al povero imprenditore che tanto ama questo paese. Morale: ridicolo. Per fare un esempio che tanto piace a certa gente, in un paese come l'America non si è mai visto che lo Stato sovvenzioni l'impresa privata in alcun modo. In Italia no. Prendendo come spunto proprio la puntata di ieri sera sopra citata, per quanto il bel paese abbia una scuola pubblica a pezzi, sia dal punto di vista del personale che strutturale, invece di investire tutte le risorse in questa, creando anche una concorrenza qualitativa nei confronti dell'Europa e del mondo, preferiamo non lasciare a bocca asciutta chi già guadagna per conto suo da ogni singolo studente fior fior di rette: è giusto? Lo stesso ragionamento si potrebbe estendere al sistema sanitario ponendosi le stesse questioni, ovvero perché devo finanziare istituti privati quando le strutture sanitarie pubbliche sono a pezzi? Chi ha studiato economia, o almeno come me ha qualche reminiscenza a riguardo, ricorderà bene che uno dei principi cardini del libero mercato è l'iniziativa privata che esclude l'intervento o la partnership statale, in caso contrario si dovrebbe parlare di imprese private a partecipazione statale, con l'unica differenza che, almeno da noi, lo Stato (il popolo italiano) è un "non azionista" che ci mette i soldi ma non percepisce guadagni. In conclusione, hai un'impresa privata, sia essa una scuola, una struttura sanitaria o altro del genere? Se riesci a sopravvivere alla concorrenza del libero mercato resti in gioco, in caso contrario chiudi baracca e ti dedichi ad altro. Da socialista dico che questa sarebbe una delle lotte che dovremmo iniziare seriamente a portare avanti.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi

lunedì 8 febbraio 2010

RIFLETTIAMOCI UN ATTIMO

E' di poche ore fa l'accordo ufficiale tra il rappresentante di Massimo D'Alema, Bersani, ed il prorompente giacobino Di Pietro. Che dire? Quella che già si palesava come cosa fatta - in realtà i due partiti non hanno mai smesso di corteggiarsi - ha avuto compimento. Ritengo sia questa una giusta occasione per porsi una riflessione da 'singoli' socialisti, ovvero se questo rinnovato accordo non segni il de profundis di un'eventuale voto socialista al, o verso, il centro sinistra. Sto leggendo da più parti, non a torto, l'intento di astenersi dal voto, una scelta che non condivido ma che rispetto. Personalmente deciderò all'ultimo momento cosa fare e come comportarmi all'interno della cabina elettorale. Di sicuro, a differenza di quei socialisti che hanno legittimamente deciso di sostenere Vendola, non regalerò il mio scalpo a Tonino ed i suoi squadristi, così come non lo regalerò al buon Baffetto, Baffetto che in una lunga serie di sconfitte è riuscito solo nel cavalcare l'onda giustizialista della falsa rivoluzione che fu, per poi rinnegarsi e pentirsi, cosa in cui è abilissimo. Vedete, come lo stesso Craxi affermò, lui fu il leader più di sinistra del nostro paese, ma non era comunista. Indi, questa favola che sento da troppo tempo di 'costruzione' di una grande sinistra mi fa ridere, anche perché non ho capito con chi si dovrebbe fare. Con Di Liberto e Ferrero che ci vorrebbero vedere nelle storiche carceri Moscovite? Con L'IDV che nella realtà è un partito di estrema destra? Con il PD che, oltre a non avere un'identità, per un terzo ci detesta, per un terzo ci sopporta e per un terzo ci ha condannati a morte? La sinistra, o almeno il concetto di sinistra moderna, riformista ed europa, lo ha rappresentato e lo può ancora oggi rappresentare solo un grande PSI autonomo, sulla falsa riga della tenacia dell'UDC che, ogni giorno di più, mostra carattere. Fino ad allora, riflettiamoci un attimo...

CARO BETTINO, DOPO 10 ANNI ANCORA NON TI RISPETTANO

Non sono un lettore assiduo de Il Fatto Quotidiano ma, come in tutte le cose, non mi tiro indietro nel comprarlo quando scrive qualcosa di mio interesse. Questa volta la puntualità del quotidiano sopra citato, con cui non condivido niente, a partire dai modi, ma di cui stimo la professionalità, ha rinfrescato la memoria del mio florido archivio. Vedete care compagne e compagni, non vi nego che è da quando si fa questo gran parlare del decennale della scomparsa di Bettino Craxi che ho una certa nausea. Cani e porci, da sinistra a destra senza limiti né vergogna, si definiscono "Craxiani" e si innalzano a "custodi" del ricordo del noto leader socialista. Ora, siccome il noto motto massone parla chiaro e dice che il popolo non ha memoria, mi sembra corretto ricordarvi alcune dichiarazioni di alcuni noti personaggi, ma non parlo delle stranote affermazioni di post comunisti, leghisti, missini, magistrati, giornalisti e via dicendo, troppo scontato. Vi voglio invece riportare le belle parole di affetto di cui fecero dono a Craxi in quegli anni le alte sfere di quello che alla fine si rivelò non più un Partito, bensì un circo equestre fatto di vermi, cani, Giuda, vigliacchi ed infami. Resta fermo il fatto che qualunque cosa fosse il PSI del 1992 era sempre meglio di quella prostata ingrossata che è la microcompagine del non partito di Nencini, sia chiaro. Ma passiamo alle belle parole: 1 Classificato - Claudio Martelli: il delfino prometteva "rinnovamento" per "restituire l’onore ai socialisti", esaltava "la salutare azione dei giudici di Mani Pulite", strapazzava Craxi per aver rifiutato di "usare la scopa o la spada contro i corrotti"; "Bettino non lo riconosco più, mi ricorda Salò" (30-9-92); "Ha lasciato che il malcostume si diffondesse e ha risposto in modo improvvido alle inchieste sulla corruzione" (28-11-92) 2 Classificato - Rino Formica, che ora delira di complotti internazionali, non aveva dubbi: "Il Psi era pieno di craxini che, non riuscendo a realizzare il socialismo, cercavano almeno un po’ di benessere" (1-11-92), "Craxi si comporta da stalinista, usa metodi autoritari e dispotici" (11-11-92) 3 Classificato - Ottaviano Del Turco, definito da Craxi, lo scemo del villaggio: "Non mi stupisco affatto del partito degli affari all’interno del Psi. Ho sempre denunciato quelli che brillano per la luce dei soldi, come Paperon de’ Paperoni" (15-5-92); "Craxi non ha messo a disposizione del partito alcunché. Dei conti esteri non mi disse nulla" (8-11-94) 4 Classificato - Paris Dell’Unto, detto Er Roscio, sparava a zero: "Craxi non ne azzecca più una. Più che un caso politico, è un problema sanitario" (13-11-93); "Bettino non si rende conto che rischia di eliminare non il Psi, ma cent’anni di storia. La gente non ne può più di ville al mare, yacht, feste, notti al night e mignotte" (3-5-93) 5 Classificato - Paolo Pillitteri cannoneggiava: "Io la chiamerei Cupola per rendere l’idea di quel che è successo fra politici e imprenditori a Milano" (3-5-92) 6 Classificato - Gianni Baget Bozzo: "Craxi doveva andare a Milano e chiedere perdono. C'è una questione morale, prima che politica. Nel centenario del Psi bisognava chiedere scusa per le tangenti incassate. Persino il Pci ha dovuto dire: ho sbagliato" (11-9-92) 7 Classificato - Francesco Forte, reduce dai pellegrinaggi in Somalia, tuonava: "Sono stufo di andare a comprare i giornali e sentirmi dire: ‘Ma questo non è ancora in galera?’. Mi vergogno di essere un politico, per giunta socialista" (9-7-92) 8 Classificato - Giuliano Amato: "Molti nel partito si sono arricchiti: bisognava buttarne via qualcuno" (26-11-92). 9 Classificato - Berlusconi: "Io a Craxi non devo nulla" (21-2-94); "Ho sempre riconosciuto il ruolo dei magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. Tv e giornali della Fininvest sono stati sempre in prima linea nel difendere i magistrati ed in particolare Di Pietro" (6-12-94) In conclusione, signore e signori, compagne e compagni, questa è la verità della storia, il più grande nemico di Bettino Craxi fu il suo stesso partito. L'augurio che mi faccio da socialista è che chi all'epoca si espresse in certi modi, non certo solo questi deprecabili ominidi, abbia la dignità di tacere il 19 gennaio, perché ho tanta paura che chi in questo momento dovrebbe riposare in Tunisia, al contrario si stia rigirando su sè stesso da 10 anni.

martedì 27 ottobre 2009

LETTERA APERTA A RICCARDO NENCINI

Caro Nencini, le sue sempre puntuali dichiarazioni, il suo proto-immobilismo, il suo stile e le sue non-azioni/azioni mi portano a scriverle, con franchezza e responsabilità, una lettera che spero lei accolga per quella che è, uno stimolo a reagire a se stesso, ovvero il suo unico vero problema. Partiamo con ordine; lei poche ore fa ha dichiarato che l'elezione di Bersani dimostra il fallimento della teoria Veltroniana dell'autosufficienza, ovviamente e per convenienza ignorando tutte le ombre che si aggirano su queste primarie, ci mancherebbe. Comunque, tornando ai fatti, questa sua dichiarazione mi fa venire alla mente una metaforica scena in cui il paralitico sottolinea allo zoppo che non può camminare senza stampelle. Il PS da lei gestito, un'inezia politica che non raggiunge l'1%, non mi sembra questo modello di autosufficienza, tantomeno lei ha mai dimostrato realmente di avere la voglia, non la forza, ma la voglia di volere costruire un soggetto socialista realmente autosufficiente. Lei, caro Nencini, a riprova di quanto affermo, mi sembra che abbia preferito aggrapparsi alla speranza di un'ancora Vendoliana, un'ancora che non è arrivata e che dubito arriverà mai. Addirittura un partito come quello dei Verdi, che nel nostro bel paese non ha mai goduto di chissà quale seguito, ha abbandonato il progetto di Sinistra e Libertà per un rigurgito di autostima. Le chiedo come mai lei, un uomo così nobile, così corretto, così onesto, prima ha combattuto con manifestazioni ed appelli quel che da più parti è stato definito come un'infamia, ovvero lo sbarramento al 4%, per poi fare approdare nella sua regione tale sbarramento senza fiatare. Le chiedo come mai, lei che ha fatto uno scudo della sua onestà intellettuale, prima ha portato avanti la causa di Sinistra e Libertà e poi si candida nella sua amata toscana con il PD, lasciando ai piani bassi del suo micro partito l'onere e l'onore di combattere per la causa Vendoliana. Le chiedo come mai, all'indomani della nascita di una nuova formazione socialista ed autonomista che si richiama alla tradizione Craxiana del vecchio PSI, lei si è ricordato di aggiungere la dicitura 'italiano' al suo partito, considerando anche il fatto che il suo simbolino è in via di fusione all'interno di Sinistra e Libertà. Le chiedo se lei realmente crede di essere il rappresentante dei socialisti italiani e se è convinto che i socialisti in Italia siano quello scarso 0,9%. Le chiedo come mai ha sempre rifiutato l'idea di un congresso che mettesse in chiaro le cose. Le chiedo su quali basi lei si è arrogato il diritto di dire che i socialisti italiani devono superare Livorno 1921. Vede caro Nencini, da Del Turco, passando per Boselli fino a lei, siete riusciti sempre più nell'arduo compito di frammentare e ridurre a niente un partito, l'avete violentato, svilito ed offeso, avete offeso la memoria di chi ha combattuto, di chi è morto e di chi è stato perseguitato per l'idea socialista. Anche lei non si è mai posto il problema di come riunire tutte le anime socialiste, come riacquistare la fiducia di tutti quei socialisti che oggi, per le ragioni più diverse, si trovano all'interno della PDL, al contrario ha sempre prediletto alleanze con ben altri soggetti politici che con la nostra tradizione poco hanno a che spartire. Lei, come i suoi predecessori e la sua dirigenza, non è riuscito a tirar fuori dalla sua mente uno straccio di proposta, un qualcosa di vagamente accostabile al concetto di idea. Sempre come i suoi predecessori, è riuscito solamente a cavalcare gli slogan altrui, slogan vuoti e perdenti che a noi non appartengono, tramutando l'ombra di una comunità socialista, ovvero quella da lei rappresentata, in una tristissima miscela di mangia preti/eutanasici/omosessuali, con tutto il rispetto per questi ultimi, ma la causa omosessuale non può essere il pilastro di un'azione politicia, può esserne tutto al più una delle tante sfaccettature. Neanche sull'istruzione, da sempre cavallo di battaglia dei socialisti, più di quattro luoghi comuni buttati lì per dire non siete riusciti a fare. In conclusione, caro Nencini, invece di continuare a perdere tempo, la invito seriamente ad indire prima di Dicembre un congresso straordinario ed a rimettere nelle mani del suo popolo, che poi suo non è, le sue dimissioni. Mi permetto di dirle questo perché un uomo di coraggio sa mettersi in discussione se è convinto delle sue idee ed è in buona fede. Grazie
Aldo Luigi Mancusi

MARRAZZO E LE PRIMARIE AFGANE

Come ho scritto stamane sul mio profilo, è finita quella 'kermesse della buffonata' chiamata primarie. Come da copione ha vinto Bersani, il sottoscritto lo diceva mesi fa, ma non per doti paranormali, bensì per semplice analisi logica dei fatti. Ma analizziamo un po' di dati che abbiamo a disposizione. In primo luogo il PD parla di tre milioni circa di elettori, che tradotto in soldoni sono un incasso di 6 milioni di euro (12 miliardi del vecchio conio), soldi presi in modo a mio avviso 'subdolo' al popolo elettore. Di fatto, se consideriamo che tutti gli operatori erano volontari, l'unico costo reale è stato la carta, tra volantini, manifesti e quanto altro. Ora, esagerando con i costi, quanto pensate che sia costata tutta questa carta? Vogliamo esagerare? 1.000.000,00 di euro? Ok. Ora, considerando che in tasca gli rimangono 5.000.000,00 mi sembra che il gioco sia valso la candela, no? Simpatica la modalità di voto 'afgana'. A parte i curiosi risultati del feudo di Bassolino, la Campania (non a caso l'ex sindaco di Napoli è sempre stato un fedelissimo di D'Alema il quale, a sua volta, è il mastermind dietro Bersani che in questa regione ha stravinto), ha colpito il fatto che per votare, al contrario di quanto pomposamente annunciato dal PD stesso, non era necessario il certificato elettorale, né era necessario essere residenti nella città in cui si votava e, fino a prova contraria, facendo il giro dei seggi si poteva votare in ogni seggio senza limiti.Per la gioia di grandi e piccini in alcuni casi si è votato più volte nello stesso seggio. Si noti che quanto ho appena affermato non è frutto di mie presunte fantasie alla 007, bensì è stato documentato ieri sera dal tg di La7. Ma andiamo avanti nella nostra anlisi con un doveroso accenno al caso Marrazzo. A parte le mille domande e le mille ombre, sarebbe curioso sapere come abbiano fatto i quattro carabinieri ad entrare e filmare l'imbarazzante incontro del governatore del Lazio. Sarebbe interessante perché vorrei sapere come gli è venuto in mente di farlo, chi gli ha fornito l'indirizzo e, sopra ogni cosa, chi gli ha aperto la porta. Di certo la cosa è meno chiara di quanto possa sembrare e lascia adito ad ipotesi non belle, come ad esempio quella secondo cui, visto che di fatto Marrazzo era il più papabile tra i candidati alla Presidenza del Consiglio nel 2013, sia stato appositamente 'bruciato' da chi non vedeva di buon occhio questa candidatura. Mi permetto di fare certe ipotesi perché resto sempre più basito da certi comportamenti delle alte sfere del PD. Più semplicemente mi chiedo come mai per Marrazzo hanno gridato allo scandalo e ne hanno chiesto lo scalpo, mentre per Bassolino vige la legge del silenzio, così come per la Iervolino, a tal proposito dell'attuale sindaco di Napoli non se ne sente parlare da un po'. Come non fermarsi un secondo e chiedersi anche perché l'unico che si permise di ipotizzare le dimissioni dei due personaggi appena citati, Veltroni, oggi sembra scomparso, e non penso sia solo per i pessimi risultati delle scorse regionali di cui Walter ha colpe fino ad un certo punto. Chiedo a voi socialisti, tutti nessuno escluso, sono veramente questi i personaggi con cui volete allearvi in futuro? Sono veramente questi i nomi a cui volete affidare le sorti di domani del nostro paese? Ogni giorno di più, almeno personalmente, non riesco ad ipotizzare per i socialisti una posizione diversa da quella autonomista. Lancio poi un suggerimento a chi di dovere; sarebbe il caso di dare un segnale al popolo italiano, un segnale per ricordare che un uomo politico non si giudica per quel che fa a letto, ma per quel che fa nella cosa pubblica, ed inviterei Marrazzo ad entrare nel PSI. Comunque, a voi tirare le somme.

venerdì 25 settembre 2009

BAFFETTO: L'INNOCENZA DI UN PARGOLO

Massimo D'Alema, in pratica un puttino della politica, un'anima innocente, una vittima di non si sa chi, nonché l'unico vero amico di Silvio Berlusconi, come abbiamo potuto vedere a Le Iene, ha montato su una serie di battute che neanche il più bravo dei comici di Zelig avrebbe potuto fare di meglio. In sintesi si è definito socialista da sempre e si è detto dispiaciuto di non essersi alleato con Craxi, con il quale oggi si unirebbe senza remore, ma la colpa non era sua, era troppo piccolo. Eh si, il buon 'baffetto' è stato sempre un socialista, non possiamo negarlo. Chi non lo ricorda al nostro fianco a manifestare per l'istallazione degli euromissili contro i sovietici mentre quegli eretici dei comunisti manifestavano contro il governo Craxi e, alle loro feste dell'Unità, vendevano l'ottima trippa alla Bettino? Chi non lo ricorda impegnato insieme a noi per la causa palestinese, per Sigonella e per la questione Cilena? Chi non ricorda un laico Massimetto al nostro fianco a Palazzo Madama per la firma del Nuovo Concordato e la definizione della laicità dello Stato, quando al contrario quei cattivoni dei comunisti, giusto qualche anno prima, diedero il loro placet per il mantenimento dei Patti Lateranensi? Chi non ricorda un D'Alemino, sempre fanciullo sia chiaro, al nostro fianco per l'approvazione del Decreto di San Valentino mentre i comunisti brutti e cattivi, con la complicità di De Benedetti e Romiti, ci remavano palesemente contro? E come dimenticare l'euforia, sempre al nostro fianco, di questo piccolo incompreso socialista alla caduta del muro di Berlino? Certo, lui era troppo piccolo e, molto probabilmente, siamo noi che non lo riusciamo a ricordare perché era così piccolo, ma così piccolo, che non lo vedevamo. Comunque, sarà stato anche piccolo piccolo, ma era comunque un bambino prodigio, anche questo non possiamo dimenticarlo care mie e cari miei. Non a caso non fu lui, insieme ad un giovane chierichetto chiamato Veltroni, ad andare a supplicare Bettino Craxi di non andare alle elezioni per non eliminare quelle anime innocenti dei comunisti dalla scena politica all'indomani della caduta del muro. Così come fu lui, sempre insieme al piccolo chierichetto, a pregare Craxi di lasciarli entrare nell'internazionale socialista promettendo la fusione tra l'ex PCI ed il PSI per la costruzione di una grande unità socialista. Una cosa però ce la ricordiamo tutti, non fu certo lui che sui quotidiani, nel bel mezzo di Tangentopoli scrisse, riporto testualmente alcuni stralci tratti da La Repubblica di quegli anni: "Il problema di Craxi è chiamarsi Craxi", "I socialisti sono stati il cancro del nostro paese", "I socialisti finalmente staranno insieme ai propri simili in galera" etc... Lui, un uomo così nobile, così coerente, così religioso, quando fu Presidente del Consiglio (per sbaglio) ancora oggi soffre perché non permise a Craxi il ricovero in Italia a pochi giorni dalla sua morte, ma non lo permise sempre per lo stesso motivo, poverino era troppo piccolo, non lo biasimate per favore. Vedete, care compagne e compagni, nella politica gli errori si fanno, nessuno può dirsi immacolato, così come è palese che la menzogna ha sempre fatto parte dell'arte della politica, ma qui andiamo ben oltre qualche errore o qualche falsa dichiarazione, qui siamo di fronte ad un personaggio che con queste parole, in linea con la tradizione comunista, sta letteralmente tentando di trasformare la realtà e sta offendendo noi e chi, ormai nell'aldilà, non può rispondere. In conclusione, un brocardo massone dice che 'il popolo non ha memoria'. Bene, il popolo potrà anche non avere memoria, ma il singolo si. E poi c'é chi ha il coraggio di dire che sbagliamo ad avere un'ambizione autonomista... Certo, allearsi con questo signore sarebbe più edificante, no?
Grazie
Aldo Luigi Mancusi

Vi riporto la versione integrale del discorso che ho letto alla manifestazione dei Socialisti Incazzati

Care compagne e cari compagni,
permettetemi di iniziare questo breve intervento facendo a me ed a voi un augurio: spero che, se Dio vuole, questa sia l'ultima volta che ci incontriamo ad una manifestazione come socialisti incazzati, così come spero che il futuro ci riservi una serie infinita di eventi come socialisti forti, uniti e presenti nella società. Dico questo perché sono convinto che siamo qui oggi con l'intento di guardare al futuro in modo costruttivo e propositivo, nonché con la voglia e la volontà di affrontare la sfida della rinascita di una grande Partito Socialista Italiano. Ma, prima di ogni cosa, di ogni buon proposito e di ogni bella parola, poniamoci insieme la domanda: socialisti incazzati con chi? Incazzati con le degenerazioni della prima Repubblica? Incazzati con i moti giacobini organizzati ad arte dai poteri forti che ci hanno colpiti 17 anni fa? Incazzati con Di Pietro? Incazzati con i comunisti? Incazzati con l'incapacità delle varie micro dirigenze che, da un lato e dall'altro della staccionata, si sono susseguite nel corso degli anni? Bene, care compagne e compagni, se vogliamo essere onesti e cerchiamo un colpevole con cui essere incazzati, come spesso accade in questi casi, non c'é che da guardarsi allo specchio. Noi, il popolo socialista, siamo stati i primi a decretare la nostra fine. Senza stare qui a straparlare di eventuali golpe, finte rivoluzioni eccetera, dobbiamo essere così onesti da ammettere che alla fine di quella pagina oscura, tipicamente italiana, chiamata Tangentopoli, senza più un leader alla nostra guida, restammo tutti a briglia sciolte ed ognuno di noi singolarmente si sentì, come la maggioranza si sente ancora oggi, portatore della verità socialista. Così ebbe inizio la nota diaspora; molti si accasarono nel centrodestra contribuendo alla nascita di Forza Italia ed alla crescita dell'allora MSI poi Alleanza Nazionale. Pochi decisero di accasarsi con l'allora PDS ed ancora meno decisero di abbracciare le cause di Sdi e Nuovo Psi. Cito, per dovere di cronaca, anche i singoli megalomani che nel corso degli anni hanno tentato di dare vita a partitini socialisti ad personam che come sono nati sono fortunatamente morti. Mentre tutti difendevano il proprio misero fazzoletto di terra e mentre ci accusavamo a vicenda di aver tradito le nostre radici, nessuno, dalla base alle varie dirigenze, si è mai messo di fronte ad uno specchio e si è detto: ma cosa stiamo facendo? Vergognosi interessi personali, mancanza di coraggio ed un'inspiegabile cecità di massa ci hanno lentamente cancellati dal panorama istituzionale e, cosa ancora peggiore, dalla gente. Questa è ed è stata la nostra più grande tragedia. Allora, care compagne e cari compagni, io sono qui oggi per lanciarvi una sfida, ripartiamo da qui, da questa domenica 20 settembre, con la ricomposizione del popolo socialista, guardandoci prima di tutto come fratelli e non più come avversari. Il Partito Socialista Italiano nel suo secolo di storia ha sempre visto e vissuto al suo interno la presenza di più anime, una più vicina alle ragioni marxiste, ed una più vicina al pensiero liberale, ovvero la corrente culturale del socialismo moderno e riformista. A questo punto però nasce un dubbio; quanto queste due anime possono convivere all'interno di un unico grande partito che si candidi a rappresentare il socialismo? Ebbene sono convinto che anche il solo chiedersi se queste due anime possono convivere è un grave errore. Io penso che queste due anime non solo possono ma devono convivere sotto un unico simbolo perché sono l’una complementare dell’altra. Un Partito Socialista Italiano che vuole essere rappresentante del socialismo in tutte le sue forme, lo deve essere senza esclusioni perché, a ben vedere, sono proprio le diverse prospettive che creano un dialogo, un dialogo che porta inevitabilmente ad un equilibro che conseguentemente rende cosa certa la coesione socialista e la forza di una posizione data dall'unità unita. Pensare alla ricostituzione di un grande soggetto socialista unitario non deve e non può trovare le sue fondamenta in una posizione di parte, personalistica o ciclopica. La prima cosa da fare perciò, come ho appena accennato, è mettere da parte gli egoismi e sapere accettare anche una posizione minoritaria, eliminando i deprecabili interessi personali e tirando fuori quello spirito socialista che pone al primo posto l'unità del partito e non gli inutili scissionismi, lo fecero Nenni e Craxi a suo tempo dandoci una lezione che molti hanno dimenticato, preferirono stare in minoranza in nome dell’unità piuttosto che abbandonare la casa socialista. Dobbiamo poi chiarirci sulla posizione da assumere nei confronti della altre forze politiche, un punto questo che va sottolineato in modo netto, incisivo e preciso. Ebbene io dico che l'unica via da perseguire è quella dell'autonomia, senza se e senza ma di alcun tipo. Abbiamo il dovere di dialogare con chiunque, nessuno escluso, ma senza per questo svenderci a chi che sia cedendo il nostro patrimonio per un paio di seggi che ingrasserebbero i soliti incapaci. Noi dobbiamo ambire alla rinascita di un Partito Socialista Italiano che si candidi ad essere una forza di governo e non sia più subalterno a nessuno. Ciò, sia ben chiaro, non vuol dire rinnegare sé stessi, al contrario dobbiamo compiere tutti gli sforzi possibili per costruire un partito che diventi il faro del centrosinistra e non una minuscola microentità servile e senza ossatura che va chiedendo la questua ai vari Prodi, Berlusconi, Veltroni ed oggi Vendola. I vecchi leoni socialisti, nostra croce e delizia, che hanno molti meriti e troppe colpe, hanno sicuramente il diritto ed il dovere di essere parte di questo progetto, ma in particolar modo i vari Martelli, Zavettieri, Caldoro, Craxi, Boselli, De Michelis, Nencini, Locatelli, cavalieri serventi e via dicendo, devono avere l'umiltà di non pretendere le luci della ribalta a tutti i costi e di dare una possibilità al Partito Socialista Italiano mettendo a disposizione le loro sole esperienze e sostenendo una nuova e giovane classe dirigente. Mi rivolgo poi ai socialisti singolarmente considerati, voi siete il vero motore di tutto. Se per primi voi non eliminerete i vostri dissapori e contrasti con altre compagne e compagni che hanno scelto vie diverse e non sarete sempre voi per primi a dialogare con e tra voi tutti, da chi è oggi in Sinistra e Libertà a chi è nella Pdl, quella che si pone come la realizzazione di una fantastica follia la tramuterete voi per primi nell'ennesima delusione. Solo alla fine di questi primi passi, una volta costituita l'ossatura di questo ambizioso progetto, ci dovremo sedere a tavolino e mettere in piedi un grande programma politico che dovrà rappresentare in modo chiaro e senza equivoci il nostro pensiero, pensiero che trova le sue radici nella congiunzione inscindibile dei valori liberali, socialisti e cristiani, evitando di fare la fine di chi fino a ieri, travestendosi da socialista, si è riempito la bocca di frasi fatte, slogan da discount e colori sfarzeschi che godevano dei riflessi delle luci altrui. Nostro compito sarà mettere fine a questa idea illusoria, partorita dall'incapacità di questa seconda finta Repubblica, che le sorti del paese siano nelle sole mani della grande industria, della finanza e delle banche. Da quasi un ventennio, a discapito della nostra vera ricchezza, i governi che si sono succeduti negli anni ci hanno messi al servizio di questi signori, hanno reso l'Italia un paese sotto scacco ed anno arricchito pochi con i soldi di molti: tutto questo deve finire. La nostra vera ricchezza, quella su cui più di ogni altra dobbiamo investire, sono le aziende private e pubbliche, le piccole e medie imprese, gli artigiani, l'agricoltura, il turismo, la ricerca, la cultura, i commercianti, i professionisti, gli operai, l'esperienza degli anziani e le capacità dei giovani. Questo, sia ben chiaro, non vuol dire ignorare o combattere grande industria, finanza e banche, bensì vuole dire riportare un equilibrio, che è cosa diversa, perché è innegabile che le sorti del nostro paese siano anche nelle mani di questi soggetti. Allo stesso modo dobbiamo anche toglierci dalla testa tutte queste filastrocche demagogiche che sentiamo ultimamente in ogni comizio e tribuna politica che dir si voglia; dopo la stagione dei Rom, per moltissimi l’autentico pericolo della sicurezza sociale, altro che mafia, ‘ndrangheta e camorra di cui, tra parentesi, non parla più nessuno, le nuove reclame del momento sono due; la difesa dei redditi più bassi e l’economia verde. Mi chiedo se questi ‘signori’ della politica sappiano di cosa parlano.. Sarei in particolar modo curioso di sapere da Bersani, Vendola e Di Pietro se sanno esattamente di cosa parlano quando si dilettano in certe affermazioni. Senza qui tirare in ballo le azioni dell’attuale maggioranza che sono sotto gli occhi di tutti e che saranno i fatti a giudicare, è ovvio che mi rivolgo con un occhio più attento a chi oggi pensa di rappresentare, ma non rappresenta, il centrosinistra italiano. Vi chiedo se Bersani ed il PD hanno realmente un progetto politico? Un partito che, oltre a non trovare una collocazione in Europa, non riesce a dialogare con sé stesso neanche per l’abc e che si vergogna a parlare di socialismo, ma al contrario preferisce voltarsi ad osannare i fallimenti di Berlinguer, difficilmente penso sia in grado di redigere un progetto credibile per il paese.. Vendola, ad esclusione del dire che si deve salvaguardare l’ambiente e che vanno colpiti i redditi più alti, ha un progetto? Neanche in questo caso mi sembra si possa parlare di ciò. Dire, perché lo si deve dire, di colpire i redditi più alti senza però spiegare il come ed il perché, così come dire di salvaguardare l’ambiente senza proporre un piano concreto in tal senso, mi sembrano solo delle belle parole buttate al vento. Su Di Pietro c’è poco da commentare. Se togliamo all’ex magistrato non gli atteggiamenti giacobini, ma la figura di Berlusconi, mi sembra che di sostanza nel contenitore dell’I.D.V. non ne rimanga, sempre se possiamo parlare di sostanza rivolgendo i nostri guardi al partito dell’ex commissario. Ed allora, come ho poco prima accennato, ecco che sorge, in modo chiaro e forte, il bisogno di un ritorno a pié pari del Partito Socialista Italiano come centro di gravità di questo centrosinistra alla deriva. Per questo vi ribadisco, in modo ancora più forte, che se non si inizia a costruire un progetto politico che parta da quelle che sono le nostre vere ricchezze, non dai rapporti esclusivi ed a senso unico tra le istituzioni ed alcuni poteri forti, rapporti che l’intero arco parlamentare ha sempre e silenziosamente protetto, parlare di difesa dei redditi più bassi e di economia verde sono semplicemente un continuo offendere e sfruttare le speranze di chi ha bisogno ed un beffarsi dei sempre più precari equilibri del nostro ecosistema. Prima di avviarmi alle dovute conclusioni permettetemi di accennare un secondo al discorso della laicità. Il tema in questione, che per quanto a me caro, devo ammettere che non lo vedo, in questo momento storico, come uno dei problemi fondamentali della nostra bella Italia, per quanto è innegabile abbia una sua rilevanza. Anche in questo caso dobbiamo rivolgerci ai fatti con il linguaggio della verità evitando di partire da posizioni precostituite. Se è vero che da un lato il Vaticano è realmente e costantemente impegnato nel sociale e, il più delle volte, aiuta concretamente chi ha bisogno più dello stesso Stato Italiano (a tal proposito non vi consiglio neanche di farvi un giro alla mensa della Caritas, ma vi invito a farvi un giro delle singole parrocchie e chiedere ai parroci del caso quanta gente ogni giorno trova solo in queste sedi soldi, cibo e quanto altro), è anche vero che le ingerenze dell’alto clero nella sfera decisionale dello Stato Italiano, da sempre e non da oggi, sono il più delle volte eccessive. Personalmente però guardo il problema puntando il mio interesse alla sostanza, non alla conseguenza. La sostanza è che se il Vaticano ha uno spazio di azione così ampio nei nostri confronti la colpa fondamentale è della nostra classe politica, incapace di dialogare con questo, ribadendo le rispettive identità, per paura di perdere i famosi consensi dei cattolici, senza rendersi conto che in molti casi sono proprio i cattolici di oggi i primi ad essere critici nei confronti delle alte sfere del clero, vi basti pensare solo a quanti cattolici si identificano oggi nell’area socialista e sono presenti qui oggi. Ad ogni modo, chiudendo questa breve parentesi sul discorso della laicità, vi invito tutti a non esasperare mai i toni evitando che questa giusta rivendicazione porti ad assurde degenerazioni che sviano il concetto stesso di laicità e, nella realtà dei fatti, predicano l’ateismo di Stato, questo sarebbe inammissibile. In conclusione, care compagne e cari compagni, rinnovandovi l’invito ad essere presenti il 10 ottobre qui a Roma al Teatro Eliseo per iniziare concretamente a lavorare sul nostro futuro, mi rivolgo al vostro orgoglio, mi rivolgo alla nostra storia fatta di grandi conquiste e sconfitte amare, mi rivolgo al vostro ottimismo e vi lascio con una riflessione: da solo non potrò mai spostare una montagna, ma in due potremo iniziare a scavare.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi