Caro Nencini, le sue sempre puntuali dichiarazioni, il suo proto-immobilismo, il suo stile e le sue non-azioni/azioni mi portano a scriverle, con franchezza e responsabilità, una lettera che spero lei accolga per quella che è, uno stimolo a reagire a se stesso, ovvero il suo unico vero problema. Partiamo con ordine; lei poche ore fa ha dichiarato che l'elezione di Bersani dimostra il fallimento della teoria Veltroniana dell'autosufficienza, ovviamente e per convenienza ignorando tutte le ombre che si aggirano su queste primarie, ci mancherebbe. Comunque, tornando ai fatti, questa sua dichiarazione mi fa venire alla mente una metaforica scena in cui il paralitico sottolinea allo zoppo che non può camminare senza stampelle. Il PS da lei gestito, un'inezia politica che non raggiunge l'1%, non mi sembra questo modello di autosufficienza, tantomeno lei ha mai dimostrato realmente di avere la voglia, non la forza, ma la voglia di volere costruire un soggetto socialista realmente autosufficiente. Lei, caro Nencini, a riprova di quanto affermo, mi sembra che abbia preferito aggrapparsi alla speranza di un'ancora Vendoliana, un'ancora che non è arrivata e che dubito arriverà mai. Addirittura un partito come quello dei Verdi, che nel nostro bel paese non ha mai goduto di chissà quale seguito, ha abbandonato il progetto di Sinistra e Libertà per un rigurgito di autostima. Le chiedo come mai lei, un uomo così nobile, così corretto, così onesto, prima ha combattuto con manifestazioni ed appelli quel che da più parti è stato definito come un'infamia, ovvero lo sbarramento al 4%, per poi fare approdare nella sua regione tale sbarramento senza fiatare. Le chiedo come mai, lei che ha fatto uno scudo della sua onestà intellettuale, prima ha portato avanti la causa di Sinistra e Libertà e poi si candida nella sua amata toscana con il PD, lasciando ai piani bassi del suo micro partito l'onere e l'onore di combattere per la causa Vendoliana. Le chiedo come mai, all'indomani della nascita di una nuova formazione socialista ed autonomista che si richiama alla tradizione Craxiana del vecchio PSI, lei si è ricordato di aggiungere la dicitura 'italiano' al suo partito, considerando anche il fatto che il suo simbolino è in via di fusione all'interno di Sinistra e Libertà. Le chiedo se lei realmente crede di essere il rappresentante dei socialisti italiani e se è convinto che i socialisti in Italia siano quello scarso 0,9%. Le chiedo come mai ha sempre rifiutato l'idea di un congresso che mettesse in chiaro le cose. Le chiedo su quali basi lei si è arrogato il diritto di dire che i socialisti italiani devono superare Livorno 1921. Vede caro Nencini, da Del Turco, passando per Boselli fino a lei, siete riusciti sempre più nell'arduo compito di frammentare e ridurre a niente un partito, l'avete violentato, svilito ed offeso, avete offeso la memoria di chi ha combattuto, di chi è morto e di chi è stato perseguitato per l'idea socialista. Anche lei non si è mai posto il problema di come riunire tutte le anime socialiste, come riacquistare la fiducia di tutti quei socialisti che oggi, per le ragioni più diverse, si trovano all'interno della PDL, al contrario ha sempre prediletto alleanze con ben altri soggetti politici che con la nostra tradizione poco hanno a che spartire. Lei, come i suoi predecessori e la sua dirigenza, non è riuscito a tirar fuori dalla sua mente uno straccio di proposta, un qualcosa di vagamente accostabile al concetto di idea. Sempre come i suoi predecessori, è riuscito solamente a cavalcare gli slogan altrui, slogan vuoti e perdenti che a noi non appartengono, tramutando l'ombra di una comunità socialista, ovvero quella da lei rappresentata, in una tristissima miscela di mangia preti/eutanasici/omosessuali, con tutto il rispetto per questi ultimi, ma la causa omosessuale non può essere il pilastro di un'azione politicia, può esserne tutto al più una delle tante sfaccettature. Neanche sull'istruzione, da sempre cavallo di battaglia dei socialisti, più di quattro luoghi comuni buttati lì per dire non siete riusciti a fare. In conclusione, caro Nencini, invece di continuare a perdere tempo, la invito seriamente ad indire prima di Dicembre un congresso straordinario ed a rimettere nelle mani del suo popolo, che poi suo non è, le sue dimissioni. Mi permetto di dirle questo perché un uomo di coraggio sa mettersi in discussione se è convinto delle sue idee ed è in buona fede. Grazie
Aldo Luigi Mancusi
martedì 27 ottobre 2009
MARRAZZO E LE PRIMARIE AFGANE
Come ho scritto stamane sul mio profilo, è finita quella 'kermesse della buffonata' chiamata primarie. Come da copione ha vinto Bersani, il sottoscritto lo diceva mesi fa, ma non per doti paranormali, bensì per semplice analisi logica dei fatti. Ma analizziamo un po' di dati che abbiamo a disposizione. In primo luogo il PD parla di tre milioni circa di elettori, che tradotto in soldoni sono un incasso di 6 milioni di euro (12 miliardi del vecchio conio), soldi presi in modo a mio avviso 'subdolo' al popolo elettore. Di fatto, se consideriamo che tutti gli operatori erano volontari, l'unico costo reale è stato la carta, tra volantini, manifesti e quanto altro. Ora, esagerando con i costi, quanto pensate che sia costata tutta questa carta? Vogliamo esagerare? 1.000.000,00 di euro? Ok. Ora, considerando che in tasca gli rimangono 5.000.000,00 mi sembra che il gioco sia valso la candela, no? Simpatica la modalità di voto 'afgana'. A parte i curiosi risultati del feudo di Bassolino, la Campania (non a caso l'ex sindaco di Napoli è sempre stato un fedelissimo di D'Alema il quale, a sua volta, è il mastermind dietro Bersani che in questa regione ha stravinto), ha colpito il fatto che per votare, al contrario di quanto pomposamente annunciato dal PD stesso, non era necessario il certificato elettorale, né era necessario essere residenti nella città in cui si votava e, fino a prova contraria, facendo il giro dei seggi si poteva votare in ogni seggio senza limiti.Per la gioia di grandi e piccini in alcuni casi si è votato più volte nello stesso seggio. Si noti che quanto ho appena affermato non è frutto di mie presunte fantasie alla 007, bensì è stato documentato ieri sera dal tg di La7. Ma andiamo avanti nella nostra anlisi con un doveroso accenno al caso Marrazzo. A parte le mille domande e le mille ombre, sarebbe curioso sapere come abbiano fatto i quattro carabinieri ad entrare e filmare l'imbarazzante incontro del governatore del Lazio. Sarebbe interessante perché vorrei sapere come gli è venuto in mente di farlo, chi gli ha fornito l'indirizzo e, sopra ogni cosa, chi gli ha aperto la porta. Di certo la cosa è meno chiara di quanto possa sembrare e lascia adito ad ipotesi non belle, come ad esempio quella secondo cui, visto che di fatto Marrazzo era il più papabile tra i candidati alla Presidenza del Consiglio nel 2013, sia stato appositamente 'bruciato' da chi non vedeva di buon occhio questa candidatura. Mi permetto di fare certe ipotesi perché resto sempre più basito da certi comportamenti delle alte sfere del PD. Più semplicemente mi chiedo come mai per Marrazzo hanno gridato allo scandalo e ne hanno chiesto lo scalpo, mentre per Bassolino vige la legge del silenzio, così come per la Iervolino, a tal proposito dell'attuale sindaco di Napoli non se ne sente parlare da un po'. Come non fermarsi un secondo e chiedersi anche perché l'unico che si permise di ipotizzare le dimissioni dei due personaggi appena citati, Veltroni, oggi sembra scomparso, e non penso sia solo per i pessimi risultati delle scorse regionali di cui Walter ha colpe fino ad un certo punto. Chiedo a voi socialisti, tutti nessuno escluso, sono veramente questi i personaggi con cui volete allearvi in futuro? Sono veramente questi i nomi a cui volete affidare le sorti di domani del nostro paese? Ogni giorno di più, almeno personalmente, non riesco ad ipotizzare per i socialisti una posizione diversa da quella autonomista. Lancio poi un suggerimento a chi di dovere; sarebbe il caso di dare un segnale al popolo italiano, un segnale per ricordare che un uomo politico non si giudica per quel che fa a letto, ma per quel che fa nella cosa pubblica, ed inviterei Marrazzo ad entrare nel PSI. Comunque, a voi tirare le somme.
venerdì 25 settembre 2009
BAFFETTO: L'INNOCENZA DI UN PARGOLO
Massimo D'Alema, in pratica un puttino della politica, un'anima innocente, una vittima di non si sa chi, nonché l'unico vero amico di Silvio Berlusconi, come abbiamo potuto vedere a Le Iene, ha montato su una serie di battute che neanche il più bravo dei comici di Zelig avrebbe potuto fare di meglio. In sintesi si è definito socialista da sempre e si è detto dispiaciuto di non essersi alleato con Craxi, con il quale oggi si unirebbe senza remore, ma la colpa non era sua, era troppo piccolo. Eh si, il buon 'baffetto' è stato sempre un socialista, non possiamo negarlo. Chi non lo ricorda al nostro fianco a manifestare per l'istallazione degli euromissili contro i sovietici mentre quegli eretici dei comunisti manifestavano contro il governo Craxi e, alle loro feste dell'Unità, vendevano l'ottima trippa alla Bettino? Chi non lo ricorda impegnato insieme a noi per la causa palestinese, per Sigonella e per la questione Cilena? Chi non ricorda un laico Massimetto al nostro fianco a Palazzo Madama per la firma del Nuovo Concordato e la definizione della laicità dello Stato, quando al contrario quei cattivoni dei comunisti, giusto qualche anno prima, diedero il loro placet per il mantenimento dei Patti Lateranensi? Chi non ricorda un D'Alemino, sempre fanciullo sia chiaro, al nostro fianco per l'approvazione del Decreto di San Valentino mentre i comunisti brutti e cattivi, con la complicità di De Benedetti e Romiti, ci remavano palesemente contro? E come dimenticare l'euforia, sempre al nostro fianco, di questo piccolo incompreso socialista alla caduta del muro di Berlino? Certo, lui era troppo piccolo e, molto probabilmente, siamo noi che non lo riusciamo a ricordare perché era così piccolo, ma così piccolo, che non lo vedevamo. Comunque, sarà stato anche piccolo piccolo, ma era comunque un bambino prodigio, anche questo non possiamo dimenticarlo care mie e cari miei. Non a caso non fu lui, insieme ad un giovane chierichetto chiamato Veltroni, ad andare a supplicare Bettino Craxi di non andare alle elezioni per non eliminare quelle anime innocenti dei comunisti dalla scena politica all'indomani della caduta del muro. Così come fu lui, sempre insieme al piccolo chierichetto, a pregare Craxi di lasciarli entrare nell'internazionale socialista promettendo la fusione tra l'ex PCI ed il PSI per la costruzione di una grande unità socialista. Una cosa però ce la ricordiamo tutti, non fu certo lui che sui quotidiani, nel bel mezzo di Tangentopoli scrisse, riporto testualmente alcuni stralci tratti da La Repubblica di quegli anni: "Il problema di Craxi è chiamarsi Craxi", "I socialisti sono stati il cancro del nostro paese", "I socialisti finalmente staranno insieme ai propri simili in galera" etc... Lui, un uomo così nobile, così coerente, così religioso, quando fu Presidente del Consiglio (per sbaglio) ancora oggi soffre perché non permise a Craxi il ricovero in Italia a pochi giorni dalla sua morte, ma non lo permise sempre per lo stesso motivo, poverino era troppo piccolo, non lo biasimate per favore. Vedete, care compagne e compagni, nella politica gli errori si fanno, nessuno può dirsi immacolato, così come è palese che la menzogna ha sempre fatto parte dell'arte della politica, ma qui andiamo ben oltre qualche errore o qualche falsa dichiarazione, qui siamo di fronte ad un personaggio che con queste parole, in linea con la tradizione comunista, sta letteralmente tentando di trasformare la realtà e sta offendendo noi e chi, ormai nell'aldilà, non può rispondere. In conclusione, un brocardo massone dice che 'il popolo non ha memoria'. Bene, il popolo potrà anche non avere memoria, ma il singolo si. E poi c'é chi ha il coraggio di dire che sbagliamo ad avere un'ambizione autonomista... Certo, allearsi con questo signore sarebbe più edificante, no?
Grazie
Aldo Luigi Mancusi
Grazie
Aldo Luigi Mancusi
Vi riporto la versione integrale del discorso che ho letto alla manifestazione dei Socialisti Incazzati
Care compagne e cari compagni,
permettetemi di iniziare questo breve intervento facendo a me ed a voi un augurio: spero che, se Dio vuole, questa sia l'ultima volta che ci incontriamo ad una manifestazione come socialisti incazzati, così come spero che il futuro ci riservi una serie infinita di eventi come socialisti forti, uniti e presenti nella società. Dico questo perché sono convinto che siamo qui oggi con l'intento di guardare al futuro in modo costruttivo e propositivo, nonché con la voglia e la volontà di affrontare la sfida della rinascita di una grande Partito Socialista Italiano. Ma, prima di ogni cosa, di ogni buon proposito e di ogni bella parola, poniamoci insieme la domanda: socialisti incazzati con chi? Incazzati con le degenerazioni della prima Repubblica? Incazzati con i moti giacobini organizzati ad arte dai poteri forti che ci hanno colpiti 17 anni fa? Incazzati con Di Pietro? Incazzati con i comunisti? Incazzati con l'incapacità delle varie micro dirigenze che, da un lato e dall'altro della staccionata, si sono susseguite nel corso degli anni? Bene, care compagne e compagni, se vogliamo essere onesti e cerchiamo un colpevole con cui essere incazzati, come spesso accade in questi casi, non c'é che da guardarsi allo specchio. Noi, il popolo socialista, siamo stati i primi a decretare la nostra fine. Senza stare qui a straparlare di eventuali golpe, finte rivoluzioni eccetera, dobbiamo essere così onesti da ammettere che alla fine di quella pagina oscura, tipicamente italiana, chiamata Tangentopoli, senza più un leader alla nostra guida, restammo tutti a briglia sciolte ed ognuno di noi singolarmente si sentì, come la maggioranza si sente ancora oggi, portatore della verità socialista. Così ebbe inizio la nota diaspora; molti si accasarono nel centrodestra contribuendo alla nascita di Forza Italia ed alla crescita dell'allora MSI poi Alleanza Nazionale. Pochi decisero di accasarsi con l'allora PDS ed ancora meno decisero di abbracciare le cause di Sdi e Nuovo Psi. Cito, per dovere di cronaca, anche i singoli megalomani che nel corso degli anni hanno tentato di dare vita a partitini socialisti ad personam che come sono nati sono fortunatamente morti. Mentre tutti difendevano il proprio misero fazzoletto di terra e mentre ci accusavamo a vicenda di aver tradito le nostre radici, nessuno, dalla base alle varie dirigenze, si è mai messo di fronte ad uno specchio e si è detto: ma cosa stiamo facendo? Vergognosi interessi personali, mancanza di coraggio ed un'inspiegabile cecità di massa ci hanno lentamente cancellati dal panorama istituzionale e, cosa ancora peggiore, dalla gente. Questa è ed è stata la nostra più grande tragedia. Allora, care compagne e cari compagni, io sono qui oggi per lanciarvi una sfida, ripartiamo da qui, da questa domenica 20 settembre, con la ricomposizione del popolo socialista, guardandoci prima di tutto come fratelli e non più come avversari. Il Partito Socialista Italiano nel suo secolo di storia ha sempre visto e vissuto al suo interno la presenza di più anime, una più vicina alle ragioni marxiste, ed una più vicina al pensiero liberale, ovvero la corrente culturale del socialismo moderno e riformista. A questo punto però nasce un dubbio; quanto queste due anime possono convivere all'interno di un unico grande partito che si candidi a rappresentare il socialismo? Ebbene sono convinto che anche il solo chiedersi se queste due anime possono convivere è un grave errore. Io penso che queste due anime non solo possono ma devono convivere sotto un unico simbolo perché sono l’una complementare dell’altra. Un Partito Socialista Italiano che vuole essere rappresentante del socialismo in tutte le sue forme, lo deve essere senza esclusioni perché, a ben vedere, sono proprio le diverse prospettive che creano un dialogo, un dialogo che porta inevitabilmente ad un equilibro che conseguentemente rende cosa certa la coesione socialista e la forza di una posizione data dall'unità unita. Pensare alla ricostituzione di un grande soggetto socialista unitario non deve e non può trovare le sue fondamenta in una posizione di parte, personalistica o ciclopica. La prima cosa da fare perciò, come ho appena accennato, è mettere da parte gli egoismi e sapere accettare anche una posizione minoritaria, eliminando i deprecabili interessi personali e tirando fuori quello spirito socialista che pone al primo posto l'unità del partito e non gli inutili scissionismi, lo fecero Nenni e Craxi a suo tempo dandoci una lezione che molti hanno dimenticato, preferirono stare in minoranza in nome dell’unità piuttosto che abbandonare la casa socialista. Dobbiamo poi chiarirci sulla posizione da assumere nei confronti della altre forze politiche, un punto questo che va sottolineato in modo netto, incisivo e preciso. Ebbene io dico che l'unica via da perseguire è quella dell'autonomia, senza se e senza ma di alcun tipo. Abbiamo il dovere di dialogare con chiunque, nessuno escluso, ma senza per questo svenderci a chi che sia cedendo il nostro patrimonio per un paio di seggi che ingrasserebbero i soliti incapaci. Noi dobbiamo ambire alla rinascita di un Partito Socialista Italiano che si candidi ad essere una forza di governo e non sia più subalterno a nessuno. Ciò, sia ben chiaro, non vuol dire rinnegare sé stessi, al contrario dobbiamo compiere tutti gli sforzi possibili per costruire un partito che diventi il faro del centrosinistra e non una minuscola microentità servile e senza ossatura che va chiedendo la questua ai vari Prodi, Berlusconi, Veltroni ed oggi Vendola. I vecchi leoni socialisti, nostra croce e delizia, che hanno molti meriti e troppe colpe, hanno sicuramente il diritto ed il dovere di essere parte di questo progetto, ma in particolar modo i vari Martelli, Zavettieri, Caldoro, Craxi, Boselli, De Michelis, Nencini, Locatelli, cavalieri serventi e via dicendo, devono avere l'umiltà di non pretendere le luci della ribalta a tutti i costi e di dare una possibilità al Partito Socialista Italiano mettendo a disposizione le loro sole esperienze e sostenendo una nuova e giovane classe dirigente. Mi rivolgo poi ai socialisti singolarmente considerati, voi siete il vero motore di tutto. Se per primi voi non eliminerete i vostri dissapori e contrasti con altre compagne e compagni che hanno scelto vie diverse e non sarete sempre voi per primi a dialogare con e tra voi tutti, da chi è oggi in Sinistra e Libertà a chi è nella Pdl, quella che si pone come la realizzazione di una fantastica follia la tramuterete voi per primi nell'ennesima delusione. Solo alla fine di questi primi passi, una volta costituita l'ossatura di questo ambizioso progetto, ci dovremo sedere a tavolino e mettere in piedi un grande programma politico che dovrà rappresentare in modo chiaro e senza equivoci il nostro pensiero, pensiero che trova le sue radici nella congiunzione inscindibile dei valori liberali, socialisti e cristiani, evitando di fare la fine di chi fino a ieri, travestendosi da socialista, si è riempito la bocca di frasi fatte, slogan da discount e colori sfarzeschi che godevano dei riflessi delle luci altrui. Nostro compito sarà mettere fine a questa idea illusoria, partorita dall'incapacità di questa seconda finta Repubblica, che le sorti del paese siano nelle sole mani della grande industria, della finanza e delle banche. Da quasi un ventennio, a discapito della nostra vera ricchezza, i governi che si sono succeduti negli anni ci hanno messi al servizio di questi signori, hanno reso l'Italia un paese sotto scacco ed anno arricchito pochi con i soldi di molti: tutto questo deve finire. La nostra vera ricchezza, quella su cui più di ogni altra dobbiamo investire, sono le aziende private e pubbliche, le piccole e medie imprese, gli artigiani, l'agricoltura, il turismo, la ricerca, la cultura, i commercianti, i professionisti, gli operai, l'esperienza degli anziani e le capacità dei giovani. Questo, sia ben chiaro, non vuol dire ignorare o combattere grande industria, finanza e banche, bensì vuole dire riportare un equilibrio, che è cosa diversa, perché è innegabile che le sorti del nostro paese siano anche nelle mani di questi soggetti. Allo stesso modo dobbiamo anche toglierci dalla testa tutte queste filastrocche demagogiche che sentiamo ultimamente in ogni comizio e tribuna politica che dir si voglia; dopo la stagione dei Rom, per moltissimi l’autentico pericolo della sicurezza sociale, altro che mafia, ‘ndrangheta e camorra di cui, tra parentesi, non parla più nessuno, le nuove reclame del momento sono due; la difesa dei redditi più bassi e l’economia verde. Mi chiedo se questi ‘signori’ della politica sappiano di cosa parlano.. Sarei in particolar modo curioso di sapere da Bersani, Vendola e Di Pietro se sanno esattamente di cosa parlano quando si dilettano in certe affermazioni. Senza qui tirare in ballo le azioni dell’attuale maggioranza che sono sotto gli occhi di tutti e che saranno i fatti a giudicare, è ovvio che mi rivolgo con un occhio più attento a chi oggi pensa di rappresentare, ma non rappresenta, il centrosinistra italiano. Vi chiedo se Bersani ed il PD hanno realmente un progetto politico? Un partito che, oltre a non trovare una collocazione in Europa, non riesce a dialogare con sé stesso neanche per l’abc e che si vergogna a parlare di socialismo, ma al contrario preferisce voltarsi ad osannare i fallimenti di Berlinguer, difficilmente penso sia in grado di redigere un progetto credibile per il paese.. Vendola, ad esclusione del dire che si deve salvaguardare l’ambiente e che vanno colpiti i redditi più alti, ha un progetto? Neanche in questo caso mi sembra si possa parlare di ciò. Dire, perché lo si deve dire, di colpire i redditi più alti senza però spiegare il come ed il perché, così come dire di salvaguardare l’ambiente senza proporre un piano concreto in tal senso, mi sembrano solo delle belle parole buttate al vento. Su Di Pietro c’è poco da commentare. Se togliamo all’ex magistrato non gli atteggiamenti giacobini, ma la figura di Berlusconi, mi sembra che di sostanza nel contenitore dell’I.D.V. non ne rimanga, sempre se possiamo parlare di sostanza rivolgendo i nostri guardi al partito dell’ex commissario. Ed allora, come ho poco prima accennato, ecco che sorge, in modo chiaro e forte, il bisogno di un ritorno a pié pari del Partito Socialista Italiano come centro di gravità di questo centrosinistra alla deriva. Per questo vi ribadisco, in modo ancora più forte, che se non si inizia a costruire un progetto politico che parta da quelle che sono le nostre vere ricchezze, non dai rapporti esclusivi ed a senso unico tra le istituzioni ed alcuni poteri forti, rapporti che l’intero arco parlamentare ha sempre e silenziosamente protetto, parlare di difesa dei redditi più bassi e di economia verde sono semplicemente un continuo offendere e sfruttare le speranze di chi ha bisogno ed un beffarsi dei sempre più precari equilibri del nostro ecosistema. Prima di avviarmi alle dovute conclusioni permettetemi di accennare un secondo al discorso della laicità. Il tema in questione, che per quanto a me caro, devo ammettere che non lo vedo, in questo momento storico, come uno dei problemi fondamentali della nostra bella Italia, per quanto è innegabile abbia una sua rilevanza. Anche in questo caso dobbiamo rivolgerci ai fatti con il linguaggio della verità evitando di partire da posizioni precostituite. Se è vero che da un lato il Vaticano è realmente e costantemente impegnato nel sociale e, il più delle volte, aiuta concretamente chi ha bisogno più dello stesso Stato Italiano (a tal proposito non vi consiglio neanche di farvi un giro alla mensa della Caritas, ma vi invito a farvi un giro delle singole parrocchie e chiedere ai parroci del caso quanta gente ogni giorno trova solo in queste sedi soldi, cibo e quanto altro), è anche vero che le ingerenze dell’alto clero nella sfera decisionale dello Stato Italiano, da sempre e non da oggi, sono il più delle volte eccessive. Personalmente però guardo il problema puntando il mio interesse alla sostanza, non alla conseguenza. La sostanza è che se il Vaticano ha uno spazio di azione così ampio nei nostri confronti la colpa fondamentale è della nostra classe politica, incapace di dialogare con questo, ribadendo le rispettive identità, per paura di perdere i famosi consensi dei cattolici, senza rendersi conto che in molti casi sono proprio i cattolici di oggi i primi ad essere critici nei confronti delle alte sfere del clero, vi basti pensare solo a quanti cattolici si identificano oggi nell’area socialista e sono presenti qui oggi. Ad ogni modo, chiudendo questa breve parentesi sul discorso della laicità, vi invito tutti a non esasperare mai i toni evitando che questa giusta rivendicazione porti ad assurde degenerazioni che sviano il concetto stesso di laicità e, nella realtà dei fatti, predicano l’ateismo di Stato, questo sarebbe inammissibile. In conclusione, care compagne e cari compagni, rinnovandovi l’invito ad essere presenti il 10 ottobre qui a Roma al Teatro Eliseo per iniziare concretamente a lavorare sul nostro futuro, mi rivolgo al vostro orgoglio, mi rivolgo alla nostra storia fatta di grandi conquiste e sconfitte amare, mi rivolgo al vostro ottimismo e vi lascio con una riflessione: da solo non potrò mai spostare una montagna, ma in due potremo iniziare a scavare.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi
permettetemi di iniziare questo breve intervento facendo a me ed a voi un augurio: spero che, se Dio vuole, questa sia l'ultima volta che ci incontriamo ad una manifestazione come socialisti incazzati, così come spero che il futuro ci riservi una serie infinita di eventi come socialisti forti, uniti e presenti nella società. Dico questo perché sono convinto che siamo qui oggi con l'intento di guardare al futuro in modo costruttivo e propositivo, nonché con la voglia e la volontà di affrontare la sfida della rinascita di una grande Partito Socialista Italiano. Ma, prima di ogni cosa, di ogni buon proposito e di ogni bella parola, poniamoci insieme la domanda: socialisti incazzati con chi? Incazzati con le degenerazioni della prima Repubblica? Incazzati con i moti giacobini organizzati ad arte dai poteri forti che ci hanno colpiti 17 anni fa? Incazzati con Di Pietro? Incazzati con i comunisti? Incazzati con l'incapacità delle varie micro dirigenze che, da un lato e dall'altro della staccionata, si sono susseguite nel corso degli anni? Bene, care compagne e compagni, se vogliamo essere onesti e cerchiamo un colpevole con cui essere incazzati, come spesso accade in questi casi, non c'é che da guardarsi allo specchio. Noi, il popolo socialista, siamo stati i primi a decretare la nostra fine. Senza stare qui a straparlare di eventuali golpe, finte rivoluzioni eccetera, dobbiamo essere così onesti da ammettere che alla fine di quella pagina oscura, tipicamente italiana, chiamata Tangentopoli, senza più un leader alla nostra guida, restammo tutti a briglia sciolte ed ognuno di noi singolarmente si sentì, come la maggioranza si sente ancora oggi, portatore della verità socialista. Così ebbe inizio la nota diaspora; molti si accasarono nel centrodestra contribuendo alla nascita di Forza Italia ed alla crescita dell'allora MSI poi Alleanza Nazionale. Pochi decisero di accasarsi con l'allora PDS ed ancora meno decisero di abbracciare le cause di Sdi e Nuovo Psi. Cito, per dovere di cronaca, anche i singoli megalomani che nel corso degli anni hanno tentato di dare vita a partitini socialisti ad personam che come sono nati sono fortunatamente morti. Mentre tutti difendevano il proprio misero fazzoletto di terra e mentre ci accusavamo a vicenda di aver tradito le nostre radici, nessuno, dalla base alle varie dirigenze, si è mai messo di fronte ad uno specchio e si è detto: ma cosa stiamo facendo? Vergognosi interessi personali, mancanza di coraggio ed un'inspiegabile cecità di massa ci hanno lentamente cancellati dal panorama istituzionale e, cosa ancora peggiore, dalla gente. Questa è ed è stata la nostra più grande tragedia. Allora, care compagne e cari compagni, io sono qui oggi per lanciarvi una sfida, ripartiamo da qui, da questa domenica 20 settembre, con la ricomposizione del popolo socialista, guardandoci prima di tutto come fratelli e non più come avversari. Il Partito Socialista Italiano nel suo secolo di storia ha sempre visto e vissuto al suo interno la presenza di più anime, una più vicina alle ragioni marxiste, ed una più vicina al pensiero liberale, ovvero la corrente culturale del socialismo moderno e riformista. A questo punto però nasce un dubbio; quanto queste due anime possono convivere all'interno di un unico grande partito che si candidi a rappresentare il socialismo? Ebbene sono convinto che anche il solo chiedersi se queste due anime possono convivere è un grave errore. Io penso che queste due anime non solo possono ma devono convivere sotto un unico simbolo perché sono l’una complementare dell’altra. Un Partito Socialista Italiano che vuole essere rappresentante del socialismo in tutte le sue forme, lo deve essere senza esclusioni perché, a ben vedere, sono proprio le diverse prospettive che creano un dialogo, un dialogo che porta inevitabilmente ad un equilibro che conseguentemente rende cosa certa la coesione socialista e la forza di una posizione data dall'unità unita. Pensare alla ricostituzione di un grande soggetto socialista unitario non deve e non può trovare le sue fondamenta in una posizione di parte, personalistica o ciclopica. La prima cosa da fare perciò, come ho appena accennato, è mettere da parte gli egoismi e sapere accettare anche una posizione minoritaria, eliminando i deprecabili interessi personali e tirando fuori quello spirito socialista che pone al primo posto l'unità del partito e non gli inutili scissionismi, lo fecero Nenni e Craxi a suo tempo dandoci una lezione che molti hanno dimenticato, preferirono stare in minoranza in nome dell’unità piuttosto che abbandonare la casa socialista. Dobbiamo poi chiarirci sulla posizione da assumere nei confronti della altre forze politiche, un punto questo che va sottolineato in modo netto, incisivo e preciso. Ebbene io dico che l'unica via da perseguire è quella dell'autonomia, senza se e senza ma di alcun tipo. Abbiamo il dovere di dialogare con chiunque, nessuno escluso, ma senza per questo svenderci a chi che sia cedendo il nostro patrimonio per un paio di seggi che ingrasserebbero i soliti incapaci. Noi dobbiamo ambire alla rinascita di un Partito Socialista Italiano che si candidi ad essere una forza di governo e non sia più subalterno a nessuno. Ciò, sia ben chiaro, non vuol dire rinnegare sé stessi, al contrario dobbiamo compiere tutti gli sforzi possibili per costruire un partito che diventi il faro del centrosinistra e non una minuscola microentità servile e senza ossatura che va chiedendo la questua ai vari Prodi, Berlusconi, Veltroni ed oggi Vendola. I vecchi leoni socialisti, nostra croce e delizia, che hanno molti meriti e troppe colpe, hanno sicuramente il diritto ed il dovere di essere parte di questo progetto, ma in particolar modo i vari Martelli, Zavettieri, Caldoro, Craxi, Boselli, De Michelis, Nencini, Locatelli, cavalieri serventi e via dicendo, devono avere l'umiltà di non pretendere le luci della ribalta a tutti i costi e di dare una possibilità al Partito Socialista Italiano mettendo a disposizione le loro sole esperienze e sostenendo una nuova e giovane classe dirigente. Mi rivolgo poi ai socialisti singolarmente considerati, voi siete il vero motore di tutto. Se per primi voi non eliminerete i vostri dissapori e contrasti con altre compagne e compagni che hanno scelto vie diverse e non sarete sempre voi per primi a dialogare con e tra voi tutti, da chi è oggi in Sinistra e Libertà a chi è nella Pdl, quella che si pone come la realizzazione di una fantastica follia la tramuterete voi per primi nell'ennesima delusione. Solo alla fine di questi primi passi, una volta costituita l'ossatura di questo ambizioso progetto, ci dovremo sedere a tavolino e mettere in piedi un grande programma politico che dovrà rappresentare in modo chiaro e senza equivoci il nostro pensiero, pensiero che trova le sue radici nella congiunzione inscindibile dei valori liberali, socialisti e cristiani, evitando di fare la fine di chi fino a ieri, travestendosi da socialista, si è riempito la bocca di frasi fatte, slogan da discount e colori sfarzeschi che godevano dei riflessi delle luci altrui. Nostro compito sarà mettere fine a questa idea illusoria, partorita dall'incapacità di questa seconda finta Repubblica, che le sorti del paese siano nelle sole mani della grande industria, della finanza e delle banche. Da quasi un ventennio, a discapito della nostra vera ricchezza, i governi che si sono succeduti negli anni ci hanno messi al servizio di questi signori, hanno reso l'Italia un paese sotto scacco ed anno arricchito pochi con i soldi di molti: tutto questo deve finire. La nostra vera ricchezza, quella su cui più di ogni altra dobbiamo investire, sono le aziende private e pubbliche, le piccole e medie imprese, gli artigiani, l'agricoltura, il turismo, la ricerca, la cultura, i commercianti, i professionisti, gli operai, l'esperienza degli anziani e le capacità dei giovani. Questo, sia ben chiaro, non vuol dire ignorare o combattere grande industria, finanza e banche, bensì vuole dire riportare un equilibrio, che è cosa diversa, perché è innegabile che le sorti del nostro paese siano anche nelle mani di questi soggetti. Allo stesso modo dobbiamo anche toglierci dalla testa tutte queste filastrocche demagogiche che sentiamo ultimamente in ogni comizio e tribuna politica che dir si voglia; dopo la stagione dei Rom, per moltissimi l’autentico pericolo della sicurezza sociale, altro che mafia, ‘ndrangheta e camorra di cui, tra parentesi, non parla più nessuno, le nuove reclame del momento sono due; la difesa dei redditi più bassi e l’economia verde. Mi chiedo se questi ‘signori’ della politica sappiano di cosa parlano.. Sarei in particolar modo curioso di sapere da Bersani, Vendola e Di Pietro se sanno esattamente di cosa parlano quando si dilettano in certe affermazioni. Senza qui tirare in ballo le azioni dell’attuale maggioranza che sono sotto gli occhi di tutti e che saranno i fatti a giudicare, è ovvio che mi rivolgo con un occhio più attento a chi oggi pensa di rappresentare, ma non rappresenta, il centrosinistra italiano. Vi chiedo se Bersani ed il PD hanno realmente un progetto politico? Un partito che, oltre a non trovare una collocazione in Europa, non riesce a dialogare con sé stesso neanche per l’abc e che si vergogna a parlare di socialismo, ma al contrario preferisce voltarsi ad osannare i fallimenti di Berlinguer, difficilmente penso sia in grado di redigere un progetto credibile per il paese.. Vendola, ad esclusione del dire che si deve salvaguardare l’ambiente e che vanno colpiti i redditi più alti, ha un progetto? Neanche in questo caso mi sembra si possa parlare di ciò. Dire, perché lo si deve dire, di colpire i redditi più alti senza però spiegare il come ed il perché, così come dire di salvaguardare l’ambiente senza proporre un piano concreto in tal senso, mi sembrano solo delle belle parole buttate al vento. Su Di Pietro c’è poco da commentare. Se togliamo all’ex magistrato non gli atteggiamenti giacobini, ma la figura di Berlusconi, mi sembra che di sostanza nel contenitore dell’I.D.V. non ne rimanga, sempre se possiamo parlare di sostanza rivolgendo i nostri guardi al partito dell’ex commissario. Ed allora, come ho poco prima accennato, ecco che sorge, in modo chiaro e forte, il bisogno di un ritorno a pié pari del Partito Socialista Italiano come centro di gravità di questo centrosinistra alla deriva. Per questo vi ribadisco, in modo ancora più forte, che se non si inizia a costruire un progetto politico che parta da quelle che sono le nostre vere ricchezze, non dai rapporti esclusivi ed a senso unico tra le istituzioni ed alcuni poteri forti, rapporti che l’intero arco parlamentare ha sempre e silenziosamente protetto, parlare di difesa dei redditi più bassi e di economia verde sono semplicemente un continuo offendere e sfruttare le speranze di chi ha bisogno ed un beffarsi dei sempre più precari equilibri del nostro ecosistema. Prima di avviarmi alle dovute conclusioni permettetemi di accennare un secondo al discorso della laicità. Il tema in questione, che per quanto a me caro, devo ammettere che non lo vedo, in questo momento storico, come uno dei problemi fondamentali della nostra bella Italia, per quanto è innegabile abbia una sua rilevanza. Anche in questo caso dobbiamo rivolgerci ai fatti con il linguaggio della verità evitando di partire da posizioni precostituite. Se è vero che da un lato il Vaticano è realmente e costantemente impegnato nel sociale e, il più delle volte, aiuta concretamente chi ha bisogno più dello stesso Stato Italiano (a tal proposito non vi consiglio neanche di farvi un giro alla mensa della Caritas, ma vi invito a farvi un giro delle singole parrocchie e chiedere ai parroci del caso quanta gente ogni giorno trova solo in queste sedi soldi, cibo e quanto altro), è anche vero che le ingerenze dell’alto clero nella sfera decisionale dello Stato Italiano, da sempre e non da oggi, sono il più delle volte eccessive. Personalmente però guardo il problema puntando il mio interesse alla sostanza, non alla conseguenza. La sostanza è che se il Vaticano ha uno spazio di azione così ampio nei nostri confronti la colpa fondamentale è della nostra classe politica, incapace di dialogare con questo, ribadendo le rispettive identità, per paura di perdere i famosi consensi dei cattolici, senza rendersi conto che in molti casi sono proprio i cattolici di oggi i primi ad essere critici nei confronti delle alte sfere del clero, vi basti pensare solo a quanti cattolici si identificano oggi nell’area socialista e sono presenti qui oggi. Ad ogni modo, chiudendo questa breve parentesi sul discorso della laicità, vi invito tutti a non esasperare mai i toni evitando che questa giusta rivendicazione porti ad assurde degenerazioni che sviano il concetto stesso di laicità e, nella realtà dei fatti, predicano l’ateismo di Stato, questo sarebbe inammissibile. In conclusione, care compagne e cari compagni, rinnovandovi l’invito ad essere presenti il 10 ottobre qui a Roma al Teatro Eliseo per iniziare concretamente a lavorare sul nostro futuro, mi rivolgo al vostro orgoglio, mi rivolgo alla nostra storia fatta di grandi conquiste e sconfitte amare, mi rivolgo al vostro ottimismo e vi lascio con una riflessione: da solo non potrò mai spostare una montagna, ma in due potremo iniziare a scavare.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi
giovedì 17 settembre 2009
SIAMO ONESTI, RIDIAMOCI SU
Il socialista, questo strano figuro di cui tutti parlano e nessuno sa, è unico nel suo genere. Di solito un partito politico ha un'ideale comune a tutti i suoi membri e segue una linea ben precisa, poi ovviamente possono mascere discussioni su alcune sfumature, ma nel partito sono tutti coerenti ed i litigi e le scissioni sono cosa rara. C'é un grande rispetto per segretario e dirigenza e le scelte di questa la base le abbraccia a priori. I socialisti, no. I socialisti sono anarchici, trasversali, incoerenti, litigiosi, onesti e bugiardi allo stesso tempo, rompiscatole e, sopra ogni cosa, non esiste un socialista che la pensa come un altro socialista. Vedete, ogni socialista è già in sè stesso un partito, è trino, conserva in sé segretario, dirigenza e base. Addirittura, alcune volte, non va d'accordo neanche con sé stesso e si offende da solo dicendosene di tutti i colori. I socialisti sono gli unici che in oltre un secolo, tra macro e micro rappresentazioni, hanno vissuto più di dieci scissioni e sono gli unici che riescono a sentirsi in buona compagnia sia con i comunisti che con gli ex missini. Se questo non bastasse, sono gli unici che sono in grado di allearsi con Di Pietro dicendo allo stesso tempo che è un santo ed un boia. Come non ricordare poi che i socialisti, questa tribù di immortali giocherelloni, sono i primi ad odiarsi fra loro? Tu sei con SeL? Hai tradito la nostra storia e bla bla bla... Tu sei con la Pdl? Vai via brutto cornuto, traditore, indegno e bla bla bla... E tu? Si, dico a te, tu stai con chi? Con l'UDC??? Maledetto amico dei preti, nemico della laicità e bla bla bla... La domanda è: chi ha ragione? Tutti i socialisti a questa domanda, nelle loro teste, senza troppe modestie sono convinti di avere ognuno di loro ragione ma, nella realtà, la verità la disse solo uno, Sandro Pertini: se metti due socialisti su di un'isola deserta, stanne certo, faranno due partiti.
Aldo Luigi Mancusi
Aldo Luigi Mancusi
martedì 15 settembre 2009
CERTE RAGIONI VANNO OLTRE LA SEMPLICE LOGICA
Molti mi chiedono cosa devono aspettarsi da questa convention del 10 ottobre, quali sono le prospettive, se ne vale la pena eccetera. Sinceramente vorrei fare con voi alcune riflessioni. Cosa aspettarsi? Semplicemente l'ennesima favolosa impresa per la ricerca disperata della ricostituzione di un grande partito che riunisca in sé tutte le anime socialiste italiane, da chi oggi è più vicino alle ragioni di Sinistra e Libertà a chi oggi sta a denti stretti e con non pochi disagi nella Pdl. Le prospettive sono quelle delle grandi ambizioni; costruire un grande programma politico di ampio respiro e concreto, realmente riformista e privo delle metastasti radical/comuniste/liberticide che ci hanno intaccati in questi anni. Dare vita ad un grande movimento unitario in grado di raggiungere quel 4% che tanto ci fa pensare, ma che alla fine dei conti è un traguardo dovuto. Un partito politico che non riesca a superare questa soglia forse, oggi come oggi, non ha senso. Se ne valga la pena o no, questo sta ad ognuno di noi singolarmente dirlo perché siamo tutti, singolarmente intesi, protagonisti e responsabili. Personalmente ho sempre fatto mio il pensiero che dice 'non criticare chi tenta e non riesce, ma chi non tenta per paura di fallire'. Probabilmente i pessimisti hanno ragione, per onestà intellettuale non posso non mettere in conto che ci sono le possibilità che tutto si risolva in un nuovo fallimento, ma non per questo mollo la presa. Come ho scritto di recente sono un ottimista, e nei pericoli vedo delle occasioni. Comunque mi consola che, se anche il progetto non andrà a buon fine per chissà quali ragioni, dopo di noi ci saranno altri compagni, e poi altri, e poi ancora altri che riproveranno a dare una grande casa ai socialisti. Perché, care compagne a cari compagni, qui non stiamo parlando solo di un simbolo e di un'idea, bensì parliamo di qualcosa di più profondo, viscerale ed incontrollabile, stiamo parlando di una passione che ci brucia dentro e che mai nessuno è riuscito e riuscirà a spegnere. Faccimo in modo che l'appuntamento del 10 ottobre non sia un punto di arrivo, ma l'inizio di una grande avventura che doni ai socialisti la libertà di cui da troppo tempo sono privi.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi
Grazie
Aldo Luigi Mancusi
domenica 30 agosto 2009
IL NICHILISMO DEL CORAGGIO
Capita non di rado, in questo periodo di fermenti e rumori vari, di leggere e rileggere le encicliche di poeti, pradicatori e santoni vari sull'essere socialista e sul conseguente coraggio che comporti questo pensiero, neanche fossimo all'inizio degli anni novanta quando dire di essere socialista sembrava un invito a nozze, rivolto al magistrato del caso, per ricevere un avviso di garanzia. Per carità, tutti questi scritti non sono assolutamente da criticare, ci mancherebbe, peccato che il più delle volte difettano in due punti non proprio trascurabili; in primo luogo trattano l'argomento partendo da posizioni non chiare o fin troppo di parte. In secondo luogo vengono il più delle volte stilati da chi, se mai ha contribuito alla causa, ha sempre preferito le rotture alla costruzione e, se anche ha provato a costruire, ha demolito, indi stiamo parlando di persone che, giocando sul famoso motto massone 'il popolo non ha memoria', tentano di ricostruirsi una sorta di verginità. Vedete, care compagne e compagni, non penso che si possa mettere sul tavolo un costruttivo discorso identitario e di ricomposizione della diaspora partendo dagli attacchi personali a segreterie eccetera, un atteggiamento simile non può portare ad altro che ad un'intensificazione dei dissapori che rischiano di tramutarsi in odi. Lo dice una persona che, come tutti sanno, non vede di buon occhio Nencini e la sua dirigenza, però queste analisi sui singoli rappresentanti vanno fatte nell'ottica di critiche diverse, non nel parlare idealmente di un'identità. Stessa cosa dicasi per questo continuo discorrere di identità socialista guardando al PD ed alle esternazioni di Bersani. Anche in questo caso non vedo il nesso con le teorie sul coraggio di essere socialisti. Non lo vedo perché il PD non rappresenta il socialismo e non lo vedo perché Bersani non ha mai compiuto quel revisionismo ideologico che, ancora oggi, me lo fa identificare come un comunista con i vestiti nuovi e le scarpe vecchie. La malizia mi porta inevitabilmente a pensare che chi fa certi riferimenti voglia stordire il popolo socialista introducendo subdolamente nella testa dei più l'idea di una possibile alleanza futura con la 'cosa' democratica, ma spero di sbagliarmi. C'é stato poi chi, dimostrando di non essere un grande statista, ha profetizzato la candidatura a premier del centrosinistra di Casini. È questa un'ipotesi che preferisco considerare più un volontario modo di ridere che una cosa seria, anche perché chi l'ha scritta, se l'avesse scritta seriamente, dimostrerebbe una scarsissima capacità di analisi della realtà. Andando avanti, detto francamente, ancora non riesco a capire questa frase che continua a girare nell'aria come una mosca fastidiosa, questo slogan da mercatino cingalese che recita 'unità a sinistra'. Ma di cosa stiamo parlando signore e signori? Parliamo di un'alleanza con Ferreo, Di Liberto, Vendola e Di Pietro? Allora chiariamoci e stabiliamo fin da subito quali sono le nostre priorità: ricostruire un forte ed autonomo Partito Socialista Italiano o essere i cavalieri serventi dell'ennesimo non - leader impostoci dal PD? Se si tratta di fare i cavalier serventi, permettetemi, con chi la pensa così ci troviamo su posizioni distanti anni luce che difficilmente potranno incontrarsi nel prossimo futuro. Io, e come me so moltissimi di voi, non sono disposto a supportare una causa solo per garantire un posto nelle istituzioni a chi manca di un salario. Se invece parliamo della ricostituzione del Partito Socialista Italiano, cosa alla quale so per certo la maggioranza di noi punta, allora il ragionamento cambia, cambia perché, come ho ripetuto più volte e mai finirò di ripeterlo, va assunta una posizione autonomista che non si appiattisce né a sinistra né a destra ed è aperta al dialogo a 360 gradi, una posizione prima di tutto identitaria che parte da due punti fondamentali; primo, il riconoscimento da parte di tutti dei nostri principi comuni che trovano le loro radici nella congiunzione inscindibile dei valori liberali, socialisti e cristiani. Secondo, la costruzione di un programma politico realmente riformista che vanti obbiettivi di larga condivisione e che tratti i problemi reali del paese e non i problemi secondari, indi il sistema economico in primisi, con un occhio particolare a piccole e medie imprese, artigianato, agricoltura e turismo, riscrivendo le regole di un libero mercato che, grazie all'anarchismo degli ultimi quasi due decenni, si è tramutato in liberticida. Così come va rivisto il problema dell'occupazione con una revisione dell'attuale sistema contrattuale ed il perfezionamento della legge Biagi tenendo presenti il cambiamento del mercato a livello globale e via così toccando tutti quelli che sono i nervi scoperti e doloranti del nostro paese. Questo, a mio avviso, è il coraggio di essere socialisti, ovvero il coraggio di proporre concretamente le idee, non le parole al vento ed i commenti estemporanei che tirano su due consensi e che di fatto non lasciano alcunché. Vi invito ad iscriversi al gruppo Partito Socialista Italiano (PSI) su Facebook.
Grazie
Aldo Luigi Mancusi
Aldo Luigi Mancusi
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